San Giuliano di Puglia, al villaggio temporaneo arriveranno almeno 500 profughi

villaggio temporaneo san giuliano di pugliaSaranno non meno di 500 i profughi che a breve saranno accolti nel Villaggio Temporaneo del paese simbolo del terremoto in Molise, targato 31 ottobre 2002. Una vera e propria invasione, se non surroga della minuta popolazione esistente: una comunità umana di poco più di 800 anime.

È il ‘regalo’ di cui l’ex ministro per l’Integrazione del Governo Letta, la congolese, Cécile Kyenge, ci ha gratificato, dopo una “pompa magna” nel paese ricostruito, avvenuta lo scorso inverno.

Nulla di male, per carità, che sia dato asilo e sostegno a persone diseredate e in fuga dalle loro terre martoriate dalla guerra e dalla fame.

Nessun problema di diversità o di discriminazione razziale, solo qualche riflessione utile, se non necessaria.

Ieri pomeriggio, giovedì 27 novembre 2014, l’amministrazione comunale di San Giuliano di Puglia si riunirà per deliberare il proprio impegno e la propria disponibilità all’accoglienza. Lo fa dopo aver promosso un’assemblea cittadina dalla quale sono sortiti legittimi dubbi circa questo approdo, previsto, ma che ponderalmente appare sproporzionato.

È vero che il Villaggio Provvisorio della Protezione Civile, voluto e realizzato a poche settimane dal sisma, da quel signore (a nostro giudizio di straordinaria capacità, che si chiamava Guido Bertolaso), nel tempo sarebbe dovuto divenire un qualcosa di diverso da un domicilio provvisorio per sfollati; ma è anche vero che le strategie di sviluppo della Regione Molise, parevano puntare su qualcosa di diverso da un centro di prima accoglienza per profughi.

Si parlava di un polo universitario, una sorta di “college” da affidare alla facoltà di Agraria e finalizzato, in particolare, alla coltura dell’olivo (particolarmente attiva e produttiva in zona), poi: nulla più.

Oggi si delibera, in sostanza, il rischio di una vera e propria surroga di una popolazione già di per sé divenuta tristemente disomogenea, dai giorni del terremoto, in un contesto di forte rischio sociale e in un momento di drammatica emergenza sanitaria.

Quali le garanzie offerte? Quali i criteri di sicurezza e di incolumità personale previsti per la popolazione residente?

Il sindaco, Luigi Barbieri, e la compagine amministrativa da lui guidata, dovranno essere inflessibili e avere risposte precise, quanto a questi punti.

Non dovranno bastare le semplici e formali rassicurazioni da parte di Governo e Prefettura. Barbieri dovrà attivare una “task force” locale e non (magari con un contributo dei Comuni contermini: Colletorto e Santa Croce di Magliano), che vigili sulla rispondenza dei protocolli prestabiliti e, soprattutto, il profilo sanitario degli accolti.

L’ebola non è la Sars e nemmeno il raffreddore. L’ebola è una malattia pericolosissima, nella misura in cui i presidi per ora utilizzati, non sono autorizzati dall’Agenzia del Farmaco e, nemmeno, sono resi noti.

Il rischio di un contagio, all’interno di una comunità sostanzialmente “cinturata” (pare che il Villaggio sarà rigidamente recintato), diventa serio e preoccupante, nel caso uno solo dei migranti dovesse essere portatore della patologia.

Certo i controlli sanitari a monte. Certo ogni attenzione e ogni accortezza saranno osservati, ma in Italia, si sa: non tutto va poi come dovrebbe andare: e allora? Alcune inchieste giornalistiche hanno già evidenziato come le stesse strutture sanitarie (Pronto Soccorso ospedalieri), non sempre si sono dimostrati sufficientemente in linea con i protocolli previsti per l’approccio con questa malattia.

Altro sistema da adottare senza esitazione è quello, oltre che un sostanzioso incremento delle forze dell’ordine in loco (anche nei centri confinanti dove elettivamente potranno muoversi i profughi), di installare una capillare struttura di video sorveglianza H24, che consenta di monitorare lo stato del villaggio e i comportamenti di chi vi dimora.

L’arrivo dei profughi sembra imminente, ma senza tali precise garanzie ed eventuali altre, il sindaco, Barbieri e la sua amministrazione, non potranno e non dovranno dare corso ad alcunché, pena rischi troppo severi per una popolazione già di per sé duramente e lungamente provata.

contributo di Pietro Eremita (ex direttore responsabile CBlive)

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