Spese telefoniche a Palazzo San Giorgio, Pilone e Cancellario ai grillini: “Fuori i nomi”

I consiglieri comunali Francesco Pilone e Marialaura Cancellario
I consiglieri comunali Francesco Pilone e Marialaura Cancellario

In merito alle dichiarazioni rilasciate dai consiglieri comunali del Movimento Cinque Stelle, in relazione alle spese telefoniche sostenute da alcuni colleghi e pagate dal Comune di Campobasso, Francesco Pilone e Marialaura Cancellario (Democrazia Popolare), attraverso una nota stampa, affermano: “Nel riporre piena fiducia nella giustizia contabile interpellata sulla vicenda, chiediamo che venga fatta piena chiarezza sulla questione con i nomi delle persone alle quali corrispondono le utenze telefoniche soggette alla denuncia”.

“In un clima di antipolitica che ormai tutto il paese sta vivendo – dichiarano Pilone e Cancellario – è importante e fondamentale essere chiari e precisi su determinate denunce pubbliche perché non si può sparare nel mucchio rischiando di colpire anche persone che, come noi, estranee a quanto accaduto, credono fortemente nel loro ruolo istituzionale e nel mandato ricevuto dai cittadini”.

“Per ciò che mi riguarda – precisa Pilone – in dieci anni di attività amministrativa al Comune di Campobasso, dal 1999 al 2009, e in questi sei mesi di attuale non ho mai usufruito della sim che il Comune dà in dotazione ai consiglieri comunali, né mai ho ritirato e quindi utilizzato il cellulare che l’ente, nel rispetto della normativa vigente, prevede per gli amministratori”.

“In relazione all’utilizzo del cellulare di servizio – continua il consigliere Cancellario – ogni singolo consigliere comunale ha la facoltà di prendere una scheda telefonica con una propria numerazione, abilitata esclusivamente alla comunicazione inter istituzionale. Le comunicazioni non istituzionali sono accessibili esclusivamente con un codice privato e le relative spese di traffico sono a carico esclusivo dei singoli Consiglieri che ogni bimestre ricevono a casa la bolletta del gestore e provvedono al pagamento”.

“Se ci sono state delle anomalie di accesso non consentito o di abuso di utilizzo – concludono i due consiglieri comunali di Democrazia Popolare -, è giustissimo che chi ha sbagliato paghi”.

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