Giornata della Memoria, dal Molise all’Europa un coro di voci contro l’odio: “Ricordare per costruire il futuro”

Il 27 gennaio è una data che richiama l’Europa e il mondo intero a un esercizio profondo e necessario di memoria. Nel Giorno della Memoria si ricorda la Shoah, una delle pagine più buie della storia dell’umanità, in cui milioni di uomini, donne e bambini furono perseguitati, deportati e sterminati a causa della loro identità, della loro cultura e della loro fede.
Anche quest’anno dalle istituzioni molisane e dai rappresentanti italiani ed europei arriva un messaggio forte e condiviso: la memoria non è solo commemorazione del passato, ma responsabilità civile verso il presente e il futuro.
Il presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, ha sottolineato come il ricordo non possa essere confinato alla storia: «Ricordare la Shoah significa interrogarsi sul presente e sul futuro, comprendere fino a che punto l’odio, il fanatismo e l’indifferenza possano condurre alla negazione totale della dignità umana». Un monito che diventa impegno quotidiano per difendere la democrazia, tutelare le minoranze e respingere ogni forma di discriminazione. Centrale, nelle parole del governatore, il ruolo delle giovani generazioni, chiamate a trasformare la memoria in responsabilità e azioni concrete.
Particolarmente intenso il messaggio del presidente del Consiglio regionale del Molise, Quintino Pallante, che ricorda come la Shoah sia stata il risultato di una macchina organizzata di morte, resa possibile anche dalla “banalità del male” di persone comuni. Pallante mette in guardia dal riemergere ciclico dell’antisemitismo e dalle nuove forme di odio alimentate dai conflitti contemporanei: «Il Giorno della Memoria deve servirci a tenere alta l’attenzione affinché quei germi non tornino a corrompere le nostre società». Da qui l’impegno del Consiglio regionale a ribadire il no a ogni forma di prevaricazione e discriminazione, in nome dei valori fondanti di giustizia, libertà e concordia.
Sulla stessa linea il senatore di Fratelli d’Italia Costanzo Della Porta, che definisce il 27 gennaio «non solo una data ma un dovere di ricordo, un impegno educativo». Per Della Porta la vera sfida si gioca nelle scuole: «È lì che si formano coscienze libere, capaci di riconoscere e respingere l’odio». Non a caso, proprio nella giornata della Memoria, è stato avviato in Senato l’iter del disegno di legge contro l’antisemitismo, segnale di un impegno che vuole tradursi anche in strumenti legislativi concreti.
Da Bruxelles arriva il messaggio dell’europarlamentare Aldo Patriciello, che richiama il valore universale della memoria: «Auschwitz non rappresenta soltanto la sofferenza del popolo ebraico, ma la distruzione di ogni forma di dialogo e il fallimento politico di un’intera generazione». In un tempo segnato da nuovi conflitti e dal riemergere dell’antisemitismo, Patriciello invita a non sottovalutare i segnali d’allarme e a custodire la pace come bene fragile e prezioso.
Dalle parole dei rappresentanti istituzionali emerge un messaggio unitario: la memoria non è un rito formale, ma un argine contro l’indifferenza. Ricordare la Shoah significa difendere ogni giorno la dignità della persona, educare al rispetto e costruire una società più giusta e solidale.
Nel nome delle vittime, la Giornata della Memoria rinnova così un patto collettivo: fare della storia una guida per il futuro, perché l’orrore non trovi mai più spazio nelle coscienze e nelle istituzioni.















