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Sos spopolamento. La lenta moria dei paesi molisani

All’indomani dello studio ‘Rionero 2020’ sullo spopolamento dei paesi del Molise, la politica s’interroga su quanto fatto e quanto ancora c’è da fare

MARIA CRISTINA GIOVANNITTI

Il lavoro che manca, i disservizi che rendono bassa la qualità della vita, l’isolamento totale per i piccoli comuni e così, da anni ormai, il fenomeno dello spopolamento è una costante che porterà, secondo lo studio condotto dal team ‘Rionero 2020’, alla scomparsa di interi paesi molisani.

Lo studio, firmato da Ludovico Frate, Marialaura Imbriaco e Antonio Petrocelli, ha preso in analisi ben 31 comuni della regione ed ha analizzato i dati demografici dal 1971 ad oggi. La conclusione è che la costanza con cui il fenomeno dello spopolamento si registra, fa prevedere la scomparsa di interi paesi molisani tra il 2036 e il 2051 a cominciare da: Castelverrino, Poggio Sannita, Pescopennataro, Sant’Angelo del Pesco e Pietrabbondante.

Saranno cancellate dalla cartina geografica, dopo il 2060, anche i paesi di: San Pietro Avellana, Vasto Girardi, Pizzone, Forlì del Sannio, Castel del Giudice, Cerro al Volturno e Scapoli.

All’indomani dei dati emersi dallo studio ‘Rionero 2020’, la politica in pieno clima elettorale, ha spostato la sua attenzione sul grave problema dell’estinzione dei comuni molisani e si sta interrogando su quanto è stato fatto e quanto ancora c’è da fare per correre ai ripari.

È stato così presentato dal sindaco di San Pietro Avellana, Francesco Lombardi, candidato unico del centro sinistra per la macro area di Agnone, Frosolone e Trivento,  il ‘Manifesto anti – spopolamento’, un lavoro di coesione tra sindaci e cittadini dell’Alto Molise e del Medio Sannio.  I punti salienti del Manifesto sono racchiusi nella ricerca del lavoro, unica garanzia per permettere ai cittadini di costruirsi famiglia nei propri paesi, il potenziamento dei servizi ospedalieri e scolastici, il miglioramento della mobilità, offrendo servizi autobus e treni ed evitando di isolare i piccoli paesi, ed infine investire nel turismo sostenibile.

Il Presidente della Regione Paolo Frattura, difendendo l’operazione intrapresa, ha ricordato gli obiettivi raggiunti e in fase di completamento, come i progetti per la diga di Chiauci, i 40 milioni di euro finanziati per il terzo lotto della Fresilia, il lavoro per superare il disavanzo sanitario e lo sblocco del turn over, senza i quali i servizi non sarebbero potuti andare avanti. “Carlo Veneziale è capitano di questa nave, partito con il mare in burrasca, ma ora segue una rotta sicura – ha evidenziato il governatore molisano – Entro il 2021 la rete ferroviaria sarà elettrificata. Alle elezioni nazionali è stata una campagna silente. Mi auguro che il confronto tra i candidati possa essere alla base di questa campagna.  Il lavoro di squadra è il nostro valore aggiunto”. Il territorio dell’Alto Medio Sannio diventa un laboratorio per il rilancio delle aree interne, come specificato anche dal candidato presidente Carlo Veneziale, che ha chiuso la conferenza mettendo l’accento sulla necessità di portare avanti idee e contenuti, senza lasciarsi ammaliare dagli slogan. Tra le priorità “occupazione, da ridare a coloro che per la crisi l’hanno persa e ridarla a coloro che non l’hanno mai avuta, sanità pubblica e infrastrutture”.

Sulla questione dei borghi molisani, si è pronunciato anche  Andrea Di Lucente, candidato della lista Popolari per l’Italia a sostegno di Toma presidente. Di Lucente, sindaco di Vastogirardi, ha spiegato le grandi difficoltà che affrontano i comuni condannati ad una lenta moria: “Ci sono paesi vicini a quello in cui sono sindaco in cui nel corso del 2017 è nato un solo bambino in tutto l’anno. Nel passato c’era qualche collega amministratore che aveva offerto soldi alle coppie che volevano far nascere e crescere i loro figli nei nostri centri “in via d’estinzione”.

Credo sia una scelta di coraggio estremo continuare a vivere in questi comuni. Mantenere ancora vivi i nostri paesini, assicurarsi che ci siano le attività commerciali basilari, che la quotidianità sia un po’ meno dura attraverso attività sociali, impegno e dedizione è l’atto di audacia e di senso civico più forte che abbia adesso sotto gli occhi.

Per questo motivo, prima ancora che parlare delle misure che la Regione potrebbe adottare per sostenere i piccoli centri e scongiurare le loro morte di qui a qualche decennio, voglio dire grazie a chi resta. A queste persone va tutta la mia ammirazione”.

Le misure. “Digitalizzazione e miglioramenti di infrastrutture e collegamenti sono il primo passo per evitare che una fetta enorme di Molise muoia. E che, col passare del tempo, anche il Molise stesso diventi periferia di altri luoghi” prosegue Andrea Di Lucente.

Tutta la regione deve usufruire della banda larga. Quelli delle zone interne finiscono per diventare cittadini di serie B, esclusi dall’innovazione e, quindi, dalle opportunità di crescita. Il secondo punto chiave è il miglioramento delle infrastrutture. Faccio un esempio da padre: se una coppia decidere di mettere al mondo un figlio in un piccolo centro della regione, deve poter raggiungere il pediatra in tempi celeri se necessario. Anche con la neve”.

Redazione

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