Cronaca

“U’Zass si è alzato per rispondere a chi non si può non rispondere”. L’addio al maestro ‘Fiuccio’ che ha saputo raccontare come pochi la sua Campobasso

mutteMASSIMO DALLA TORRE

“Un altro pezzo di Campobasso è volato via”. Questo potrebbe essere il commento alla scomparsa di Raffaele Bilotta meglio conosciuto come ‘Fiuccio’. Amico degli amici, poeta, caricaturista doc, ma principalmente uomo profondamente legato a Campobasso che ora per com’è ridotta appartiene al passato, anzi non c’è più.

Profondamente legato alla tradizione locale il maestro, perché di un maestro si tratta, era, Campobasso nel senso stretto della parola. Arguto, sarcastico, ironico, sempre presente in quelle che erano le iniziative che hanno caratterizzato la vita di un tempo del sonnacchioso capoluogo della ventesima regione d’Italia. Autore di commedie ai tempi della goliardia ‘Fiuccio’ unitamente ad altri che difficilmente si possono dimenticare: Paolo Oriunno, Venanzio Vigliardi, Benito Faraone, Tonino Armagno, Maria Pia Sandomenico e la voce per eccellenza Fred Bongusto, ha saputo animare e culturizzare quello che la città racchiusa nelle sei porte quotidianamente esprimeva, anche la parte più semplice, senza alcun orpello, senza alcuna presunzione. Sempre pronto nella battuta era una fonte inesauribile di aneddoti raccontati con la leggerezza di chi sapeva cogliere l’ironia del momento. Legatissimo a tutto quello che la città emanava nel suo parlato, spesso in dialetto, per rendere meglio l’idea, faceva sì che il tempo si fermasse senza pesare assolutamente.

Un tempo che difficilmente oggi che anche Lui ha attraversato il grande cancello, non permetterà più di avere la compagnia di chi conosceva a fondo la ‘campobassanità’ perché era parte integrante di essa. Ricercato nel vestire specialmente per il papillon che ne faceva un personaggio “u’zass”, così lo chiamavano gli amici, ha sempre espresso il suo attaccamento a Campobasso facendone rilevare gli aspetti più inusitati. Aspetti che traspose nella poesia e soprattutto in un libro di caricature titolato “Ciantellamente”, dal vernacolo “ciantella” popolana che spettegola e commenta in dialetto la vita del borgo. Aspetti che mutuò dal suo maestro Turillo Tucci, altro sommo della caricatura e antesignano del giornalismo satirico locale. Attraverso le tavole frammiste ad aneddoti e poesie ‘Fiuccio’ ha ridato vita a personaggi che hanno reso viva l’ ex città giardino. La città di De Gaglia e Vitamara. La città di don Emilio Brienza elegante nel vestire caratterizzato dal garofano rosso che portava sul gilè, per finire ai popolani, Ciccillo faccia di Creta o alla tenutaria di una delle case chiuse, Giuseppina Patanè alias “onna Peppa” che accoglieva militari, qualche notabile e neo diciottenni nelle stanze del peccato di cui Vitaliano Brancati in Paolo il caldo ha raccontato, oppure nei ricordi di Fellini in Roma. Un mondo raffigurato con l’arguzia, l’eleganza e la semplicità che erano il suo fil-rouge. Un filo che, anche se ora ha dovuto rispondere a chi non si può dire di no, non si è spezzato anzi rimarrà ora più che mai legato alle pagine dei suoi scritti, ai disegni, ai suoi modi di dire. Un legame in cui le parole, l’inchiostro e le mine delle matite difficilmente potranno essere cancellate, perché cancellarle significa dimenticare lo spirito di chi ha amato profondamente questa città.

Ciao Fiuccio mi raccomando continua se puoi a raccontarci quello che accade lassù…

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