Cronaca

Bambina muore all’ospedale Cardarelli durante il parto, la Procura apre un fascicolo. Intanto si apre il dibattito sulla riduzione dei parti cesarei nel Belpaese

OSPEDALE CARDARELLI CBSarà la magistratura a far luce sul caso della bambina morta al Cardarelli di Campobasso, nelle stesse ore in cui sua madre avrebbe dovuto soltanto darla alla luce. È stato, infatti, in quei momenti che il suo cuoricino ha smesso di battere nell’utero. Doveva essere un parto normale e, invece, in pochi minuti è accaduto l’irreparabile. Perché? A questa domanda dovranno rispondere i magistrati del capoluogo anche a seguito dell’autopsia disposta sul piccolo corpicino.

A raccontare l’episodio in diretta a Telemolise, durante la trasmissione Moby Dick, condotta dal giornalista Giovanni Minicozzi, andata in onda ieri sera venerdì 16 ottobre, e incentrata sul delicato tema dei tagli al comparto della sanità, una parente della giovane donna. “Doveva essere un parto normale, – esordisce la voce al telefono – alla donna era scaduto il tempo. Si trovava oltre la 39esima settimana. Fino all’ultimo il battito della bambina era presente, tra l’altro si trattava di una gravidanza senza alcun tipo di complicazione. Tutte le ecografie e i tracciati delle ultime settimane erano normali. La donna doveva solo partorire”.

“La madre – dice ancora la voce in diretta – aveva chiesto spesse volte il cesareo, perché le contrazioni erano forti, ma la dilatazione non avveniva. Tuttavia, le era stato consigliato di aspettare di partorire e di favorire un parto naturale”.

La stessa notizia, prima ancora di questa telefonata in diretta, fa il giro di tutto l’ospedale, dove pazienti, medici e infermieri sono attoniti. Il tragico episodio scuote in modo particolare il reparto di maternità e nel frattempo dalla direzione sanitaria fanno sapere che gli stessi medici, prima ancora che i genitori denunciassero l’accaduto alla Procura, avevano chiesto l’esame diagnostico.

Ora mentre la giustizia farà il suo corso per accertare eventuali responsabilità resta il dolore di una famiglia, piombato addosso in un momento che doveva essere esclusivamente condito di gioia. Restano poi le paure di tantissime donne in gravidanza, ma soprattutto rimangono le perplessità di tutti coloro che non riescono a comprendere come anche in casi particolari i parti cesarei al Cardarelli siano diventati un vero e proprio miraggio. Una realtà che stona con quanto accadeva meno di dieci anni fa, quando il numero dei cesarei era quanto mai elevato.

A stabilire che il taglio degli sprechi dovesse passare anche per la riduzione dei cesarei fu un decreto commissariale del 2011. Nel 2008 parti simili si erano, infatti, assestati al 47,3 per cento, nel 2009 al 48,4 per cento per arrivare nel 2010 al 44,4 per cento.

Nel gennaio 2013 fu lo stesso Balduzzi a evidenziare come i parti cesarei in molte regioni d’Italia rappresentassero un vero e proprio spreco di denaro pubblico. Fu l’allora ministro della salute a inviare gli inquirenti in numerosi nosocomi del Belpaese per acquisire le cartelle cliniche delle partorienti. In numerosi casi venne constatato come l’alibi più comunemente usato fosse la “posizione anomala del feto”. Per molte cartelle cliniche acquisite all’epoca non fu, però, possibile riscontrare se i cesarei fossero stati eseguiti anche quando non era necessario. Questo accadde in modo particolare in regioni come la Sicilia e le Marche.

Situazioni di un ordinario spreco sanitario, alle quali soprattutto nel piccolo Molise è stato però attualmente sostituito un regime di austerity troppo spesso a spese della salute dei cittadini.

fab.abb

redazione

CBlive

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