Cultura

‘Immaginare Molise’, il convegno finale del Master dell’Unimol in ‘Progettazione e promozione del paesaggio culturale’. All’ex Gil interessante e acceso momento di confronto

immaginare moliseCRISTINA SALVATORE

Il Molise esiste e porta con sé un bagaglio di opere storiche e di tradizioni culturali e culinarie che aspettano solo di avere il giusto e meritato peso a livello nazionale, attraverso la ritrovata identità di una terra che vuole essere riconosciuta e apprezzata prima di tutto dalla sua stessa gente.

Il convegno sul Master in ‘Progettazione e promozione del paesaggio culturale’, tenutosi all’ex Gil di Campobasso e promosso dall’Unimol, in collaborazione con la Regione Molise e il Ministero dei Beni e delle Attività culturali, ha visto come primi beneficiari della riuscita di questo progetto, i ragazzi che hanno partecipato attivamente al master, arricchendo il proprio bagaglio culturale su quelle tematiche definite di fondamentale importanza per il nostro territorio.

Un progetto il cui risultato, ottenuto dalla energia e sinergia delle persone e delle istituzioni coinvolte, aprirà al Molise uno spazio importantissimo a Expo 2015, a vantaggio di una terra che ancora deve farsi conoscere ed apprezzare.

La soddisfazione del Rettore dell’Università degli Studi del Molise, il professor Gianmaria Palmieri, per questa riuscita unione tra settori che spaziano dalla cultura storica di una regione Molise tutta da scoprire alla tradizione culinaria locale, rispettosa delle risorse naturali di un territorio tanto vicino al mare quanto profondamente inserito nella maestosità delle sue montagne, si manifesta attraverso poche ma concise sue esternazioni.

Tiziana Todisco e Giorgio Careccia
Tiziana Todisco e Giorgio Careccia

“Noi come Università degli Studi del Molise – le parole del Rettore – abbiamo partecipato a questa iniziativa con grande convinzione perché siamo convinti che questa regione meriti di essere conosciuta grazie alle sue ricchezze spesso nascoste e sicuramente meritevoli di essere valorizzate al meglio”.

Una regione che aspetta da tempo di farsi conoscere attraverso i suoi incantevoli paesaggi che letteralmente spaziano dal mare ai monti, passando per sentieri impervi e nascosti, immersi all’interno di tradizioni spesso dimenticate dagli stessi nativi. Dimenticate come un dialetto stretto, quello della gente ‘di una volta’, che sedeva sulle scale dei paesini arroccati per riposarsi dalla calura estiva al termine di giornate di lavoro estenuante nei campi.

Immagini ricordate attraverso la poesia ‘Mulisc’ del poeta molisano Tonino Armagno e magistralmente interpretata dall’attore nostrano Giorgio Careccia che ha conferito un’atmosfera d’altri tempi in sala.

Poesia, paesaggi e mestieri antichi che vengono passati in rassegna durante la proiezione del cortometraggio del regista Michele Porzio e dello sceneggiatore Giulio Manfredonia dal titolo ‘Immaginare il Molise’, che mostrano una terra ricca e fertile non solo di grano e vita, di acqua e pascoli, ma soprattutto di idee e voglia di farsi conoscere da chi, ancora, non sa quanto sia bello il Molise.

“Il Molise va raccontato – come ha sostenuto il Presidente della Regione, Paolo di Laura Frattura e sono convinto che tutti insieme possiamo far vivere a chi viene a trovarci lo stesso Molise che abbiamo visto nel filmato. Quando il Magnifico Rettore augura questo modello come riferimento, mi auguro che il sorriso di sentirsi molisani possa caratterizzare la quotidianità di ciascuno di noi”.

E, dunque, una domanda è lecito porsi dopo aver visto le immagini sullo schermo di una terra che sembra non avere nulla da invidiare a quelle appartenenti a regioni più conosciute e visitate della nostra: cosa manca ai nostri borghi, ai nostri musei, ai nostri laghi, al nostro mare e alla nostra tradizione culinaria per permetterle di avere la riconoscenza che merita?

Una riposta la offre la professoressa Gilda Antonelli, presidente del Comitato Tecnico Scientifico del Master. “Bisogna pensare ad attirare nella nostra terra un target in grado di soddisfare. Il nostro turista ideale – sottolinea la Antonelli – ama la natura e lo sport, ama mangiare bene (e in Molise si mangia benissimo perché abbiamo una terra che offre materie prime tali da fare invidia a tante altre regioni italiane) e ama vivere il territorio con lentezza. Non ha grosse disponibilità economiche, ama verificare quello che la popolazione sa dare, ama vivere nelle case e godersi la quiete dei borghi. Bisogna puntare – prosegue la professoressa Antonelli – ad una campagna pubblicitaria a favore del territorio molisano che colpisca questo tipo di viaggiatore e, per farlo, dobbiamo essere noi nativi del posto a ritrovare la nostra identità e i nostri punti di forza per renderli visibili anche ai visitatori”.

Acquisire, quindi, identità e consapevolezza delle tradizioni e potenzialità potrebbe essere la chiave per dare visibilità ad una regione in sé ricca e variegata dal punto di vista paesaggistico e produttivo. L’intervento dalla platea di un imprenditore molisano, Pasquale Sardella,  proprio in merito all’assenza di fondi destinati a valorizzare luoghi e  monumenti storici presenti in molte località molisane e di investimenti mirati nel settore del turismo nostrano, anima il dibattito portando all’attenzione dei presenti le diverse problematiche legate alla crisi di un settore, quello dell’assenza di turismo, che vorrebbe ricevere sostegno concreto a favore e beneficio, poi, di un’intera regione.

“Come mai nel turismo non si investe e siamo l’unica regione a non avere un assessorato di settore  che valuti i nostri interessi? – l’intervento amaro di Pasquale Sardella –. Come possiamo noi fare turismo senza investimenti e con istituzioni che sembrano dormienti? La Regione Molise cosa fa?”.

Una domanda lecita a cui ha cercato di dare risposta il Presidente della Regione Molise, Paolo di Laura Frattura, con un intervento durato a lungo il cui nodo focale può essere riassunto in queste parole: “Cominciamo a stimare delle cifre in modo tale da capire come stanno le cose. 13 milioni di euro sono stati stanziati per il miglioramento di offerta e fruizioni del patrimonio culturale nelle aree di attrazione con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale, materiale e immateriale. È chiaro che questi soldi vanno destinati nel rispetto dei requisiti che il beneficiario deve avere. Se pensiamo – incalza Frattura – di seguire la logica con la quale in passato si è intervenuti a pioggia finanziando strutture che il più delle volte sono diventate la ristrutturazione di casa propria, sicuramente non andremo avanti”.

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