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Strage di Capaci, il ricordo del sindaco Battista

“L’impegno quotidiano di ognuno di noi serve a moltiplicare il coraggio che ci arriva da chi non c’è più, da chi ha lasciato un segno indelebile nelle nostre coscienze, da chi è stato assassinato mentre lavorava per regalarci un’Italia migliore”. Così il sindaco di Campobasso Antonio Battista.

“Trovare le parole giuste per ricordare la strage di Capaci – prosegue Battistanon è facile. Non è facile perché quel 23 maggio è diventato, sin da subito, una data storica e perché, proprio da quel giorno, la battaglia al malaffare si è trasformata in una lotta collettiva, sentita, condivisa. Una lotta di popolo e popolare in un Paese che non ha mai dimenticato quella tragedia e che si è mostrato pronto a rialzare la testa. Sono trascorsi 27 anni dall’attentato che costò la vita al giudice Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e agli uomini della sua scorta. Ventisette anni e una ferita ancora aperta. Intanto su quel tratto dell’A29, sulla dinamica dell’esplosione, sulle parole dei protagonisti si continua ad indagare e, di indagati, ce ne sono altri due. Si cercano nuovi particolari 2 dettagli utili a scoprire la verità che permetterà di non tradire la memoria di chi ha lavorato senza paura e di chi, proprio come il giudice Giovanni Falcone, ha minato le fondamenta di un’immensa piramide scavando tra le pieghe di un’organizzazione radicata che prima lo ha condannato a morte e poi ucciso privando il mondo della giustizia di una figura emblematica che avrebbe potuto cambiare, e in parte lo aveva già fatto, il corso della storia. Un attentato che ha scosso l’intera comunità spingendola a riflettere, a riconquistare un profondo senso civico e una consapevolezza che crescono di anno in anno e che mantengono vivo il lavoro di Giovanni Falcone”.

Magistrato coraggioso – sottolinea il primo cittadino – che ci ha insegnato il diritto e il dovere di vivere nella legalità, nella trasparenza, in una società pulita e libera dai tentacoli di una criminalità pronta ad annidarsi ovunque. Valori e sentimenti che ci portiamo dentro che diffondiamo nelle scuole ma che credo sia giusto anche esternare, soprattutto per contrastare il periodo politico e sociale che stiamo vivendo. E a Campobasso questi sentimenti li abbiamo voluti rendere concreti intitolando, proprio a Falcone e Borsellino, uno degli spazi più prestigiosi della città. Ringrazio quanti hanno avanzato la proposta aiutandomi anche a far superare le reticenze di quanti non volevano che Piazza Savoia cambiasse nome. Ma ci ho creduto e sono andato avanti spiegando alla gente che dedicare quello slargo ai due magistrati che considero eroi era prima di tutto un dovere morale. “Ci troviamo di fronte a menti raffinatissime, che tentano di orientare le azioni della mafia. Esistono forse dei punti di collegamento tra i vertici di Cosa Nostra e centri occulti di potere”. Parole dure quelle di Giovanni Falcone che, all’epoca, scatenarono pesanti critiche politiche. Né lui né Paolo Borsellino però si sono mai arresi. Hanno continuato, convinti, il loro tortuoso percorso insegnandoci come ognuno di noi può fare, quotidianamente, piccoli gesti eroici: pronunciando dei no, denunciando i ricatti, non piegandosi mai ad illecite richieste. Ma oggi, in un Paese dove si respirano le contraddizioni di ingranaggi politici dettati da alleanze opportunistiche, l’eroismo si ritrova anche nel far bene il proprio lavoro, nell’assumersi le proprie responsabilità e nel preservare il senso civico e il rispetto delle istituzioni. Sempre”.

“Quella targa che abbiamo posto in memoria di Falcone e Borsellino chiosa Battista – non è dunque solo un’indicazione stradale: è un monito a fare di più e meglio riconoscendo a quei due grandi magistrati il merito di essersi sacrificati per costruire un Paese migliore, più libero. Un Paese costruito su valori che non dobbiamo permettere a nessuno di calpestare, men che meno a chi è assetato di potere. “La mafia non è affatto invincibile. È un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine” diceva Falcone, e noi non possiamo far altro che continuare la sua battaglia per arrivare a scrivere la parola fine”.

Redazione

CBlive

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