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Centro antiviolenza e casa rifugio, la presidente di Liberaluna plaude all’interrogazione di Pilone

"Anche noi abbiamo avuto segnalazioni in merito. Compete alle Istituzioni farsene carico"

Ad accendere i riflettori sulla gestione del centro antiviolenza e della casa rifugio gestiti dalla cooperativa Befree, durante lo scorso Consiglio comunale di Campobasso, ci ha pensato il consigliere di minoranza, Francesco Pilone. In aula ha, infatti, portato un’interrogazione rivolta all’assessore alle Politiche sociali, Alessandra Salvatore. Pilone, facendosi portavoce della segnalazione di una donna circa presunte anomalie, ha chiesto infatti un report sulle spese e sulla modalità di gestione. Risposta scritta gli è stata fornita proprio dalla Salvatore.

A plaudere all’iniziativa di Pilone è, intanto, la presidente di Liberaluna Onlus nonché Cavaliere della Repubblica, Maria Grazia La Selva. “Come donna e come presidente di un’associazione che da ben quattro anni si occupa di violenza e discriminazioni, mi sento – dice La Selva – in dovere morale di ringraziare chi prende seriamente una segnalazione di un disagio vissuto affinché il lavoro di noi tutti a sostegno delle donne possa essere sempre più efficace ed efficiente. La casa rifugio gestita dall’ambito territoriale di Campobasso è sicuramente una grande risorsa per il nostro territorio, ma dobbiamo anche considerare che per una donna vittima di violenza ritrovarsi a vivere condividendo con altre donne e minori, un alloggio, che per una filosofia da comprendere, non ha delle figure professionali all’interno, come qualsiasi altra struttura di accoglienza, potrebbe generare nelle donne una difficoltà di gestione. Consideriamo, inoltre, che per una vittima abbandonare la propria abitazione con pochi beni propri per poi ritrovarsi in una casa con estranee, ognuna di loro con storie difficili alle spalle e con dei disturbi post traumatici relativi alle violenze subite tra cui anche l’incapacità di prendersi cura di se stesse e degli ambienti che le circondano, è sicuramente un ulteriore trauma. Pertanto sarebbe auspicabile riservare una stanza anche ad un’operatrice che possa collaborare con le ospiti e rendersi disponibile a sostenere ad una dignitosa condivisione degli alloggi”.

“Purtroppo – prosegue La Selva – anche noi attraverso il numero verde messo a disposizione delle donne, abbiamo ricevuto delle segnalazioni, ma compete alle Istituzioni farsene carico, senza dare per scontato che le emerse segnalazioni   siano semplicemente ‘notizie infondate e strumentalizzate’”.

“Il mio auspicio – dice ancora La Selva – è quello di rendere la permanenza di queste donne e dei loro figli nelle varie strutture di riferimento, il più tempo breve possibile, rilevando che oggettivamente la lotta di noi   operatori   e professionisti   deve   mirare   a   rendere   più   celere i   procedimenti   di allontanamento del maltrattante, dalla casa coniugale.  In merito, alla dichiarazione di strumentalizzazione di questa vicenda da parte del consigliere che si è fatto portavoce di una donna vittima di violenza, mi discosto completamente, in quanto è dovere di tutti prendere in considerazione il o più racconti di disagio vissuto per migliorare la filosofia di approccio a questa tematica”.

 

 

redazione

CBlive

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