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Donato Toma: “La sanità spina nel fianco del Molise”

All’indomani del report sulle economie regionali di Bankitalia, il candidato presidente Donato Toma compie un’analisi della situazione ‘sanità’ in Molise

“L’analisi della situazione della sanità molisana si fonda su indicatori che potrebbero apparire incoerenti, ma altro non sono che il riflesso dell’esercizio di una scelta: avere un sistema sanitario regionale efficiente ed effettivamente accessibile alla popolazione locale oppure averne uno concentrato sul contenimento della spesa e tagli del personale al costo di uno dei più alti tassi d’emigrazione ospedaliera del Paese”.  E’ quanto si evince dal report sulle economie regionali di Bankitalia, come sottolinea il candidato governatore Donato Toma.

“Nel triennio 2013-2015, infatti, la spesa complessiva per prestazioni sanitarie a favore di residenti nella regione è scesa di sette decimali (-0,7%) – prosegue Toma – a fronte di un aumento dello 0,3% nelle regioni a statuto ordinario, sebbene la spesa procapite resti più alta della media. Il dato di per sé potrebbe sembrare positivo, ma non se incrociato con quello sull’emigrazione ospedaliera. La media nazionale è del 6,4%, quella del Mezzogiorno è del 9,3%, mentre quella del Molise è addirittura del 20,3%. In sintesi, in regione si spende meno ma si continua ad offrire troppo poco.

Altra spina nel fianco, le liste di attesa: i pazienti sono costretti, il più delle volte, a dover fare i conti con tempi non compatibili con le patologie da curare.

Va anche evidenziato come il ricorso a strutture private accreditate sia cresciuto. Ciò induce a ritenere che l’esigenza di risanamento del debito del settore sanitario abbia portato ad un sostanziale outsourcing della sanità pubblica molisana a favore di quella privata, sia pure convenzionata, che attrae peraltro un’immigrazione ospedaliera assimilabile a quella delle regioni con i più alti standard.

Il diritto alla salute, garantito dalla nostra Costituzione, da troppo tempo non trova tutele adeguate per i cittadini molisani. Ciò che crediamo con forte convinzione è che non si possano accettare discriminazioni di sorta quando si parla di diritti inalienabili dell’individuo e, in tema di sanità, riteniamo non più sostenibili i numerosi disagi affrontati dai molisani. Il cuore della nostra azione è la promozione di un nuovo concetto, che affianchi il diritto alla salute: il “diritto alla cura”. È questo che va garantito ai molisani: la possibilità di curarsi nella propria regione, senza doversi spostare per trovare i giusti mezzi diagnostici e adeguate prestazioni mediche, ma anche non dover affrontare spostamenti troppo lunghi, su strade disagiate, per raggiungere i punti di primo soccorso. Il nostro intento per rimettere in primo piano la sanità pubblica si sostanzia nello snellimento delle procedure di accesso ai servizi, passando alla riduzione dei tempi di attesa, fino al potenziamento del personale di pronto soccorso, puntando alla riapertura dei reparti che sono stati chiusi e al ripristino degli ospedali, intesi non più come generici presidii, ma come strutture pienamente efficienti, capaci di far sentire i cittadini sicuri, in qualsiasi zona del Molise si trovino. Operazione non facile, se si ha l’onesta intellettuale – che noi rivendichiamo di avere – di decontestualizzarla al di fuori di uno slogan elettorale. Non dobbiamo nasconderci dietro facili promesse ed occorre una ferma azione politico-istituzionale che punti a due obiettivi: superamento della Legge Balduzzi –  rispetto alla quale il Governo Frattura ha la responsabilità di non aver esercitato alcun diritto di veto, a differenza di quanto ha fatto nel 2014 la Basilicata  –  chiedendo l’attivazione di almeno un ospedale DEA di II livello per regione, indipendentemente dal numero di abitanti; istituzione a Campobasso di un Polo clinico universitario. Nell’uno o nell’altro caso, la conservazione degli attuali 4 poli ospedalieri.

I fondi destinati alla sanità devono essere impiegati non solo per assicurare il corretto ripristino delle strutture esistenti, ma anche per il loro ampliamento, al fine di garantire nuove e migliori prestazioni e tutelare il diritto all’assistenza sanitaria, inteso come il dovere delle strutture organizzative pubbliche di assicurare un’assistenza sanitaria effettiva a tutti gli individui”.

redazione

CBlive

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