Il senatore del Pd Roberto Ruta in favore della Job Act, parla però dell’importanza dell’art.18: “Tema caro perchè conquista di libertà”

Il Senatore molisano del Pd, Roberto Ruta
Il Senatore molisano del Pd, Roberto Ruta

“L’art.18 è un tema caro che non va svenduto. È la conquista di libertà e dignità per i lavoratori” così si pronuncia il senatore molisano Roberto Ruta (Pd) in merito alla Job Act di Matteo Renzi. Il tema deve essere focalizzato sull’importanza di quest’articolo dello Statuto dei lavoratori che permette loro di non subire delle discriminazioni senza giusta causa. Per il resto, Ruta dichiara di votare la fiducia alla Job Act di Renzi perché comincia a risolvere dei punti critici del mondo del lavoro: per esempio  il superamento delle forme di assunzione precarie; la scelta di dare centralità al lavoro a tempo indeterminato, rendendolo più conveniente rispetto alle altre tipologie contrattuali; la decisione per cui l’eventuale cambiamento delle mansioni debba tutelare anche la condizione economica dei lavoratori; la limitazione dell’uso dei voucher, al fine di evitare l’aumento esponenziale di nuovo lavoro    precario.

 Specifica il senatore piddino: “Voteremo la fiducia, al Senato, perché l’obiettivo della battaglia che abbiamo sostenuto non è mai stata la caduta del Governo a guida democratica, né l’affossamento della Delega Lavoro, ma il suo miglioramento quanto ad aspetti essenziali.”

Al maxi emendamento, però, il Partito Democratico ha richiesto delle modifiche da fare che il Governo ha accolto. In particolare: è stata esplicitata la volontà di superare le forme di assunzione precarie; è stata manifestata la volontà di dare centralità al lavoro a tempo indeterminato, rendendolo più conveniente rispetto alle altre tipologie contrattuali; è stato definito che, a fronte dei processi di ristrutturazione, l’eventuale cambiamento delle mansioni debba tutelare anche la condizione economica dei lavoratori; è stata circoscritta l’estensione dell’uso dei voucher, al fine di evitare l’aumento esponenziale di nuovo lavoro precario.

 Restano, però, delle zone di ombra su cui, nonostante le sollecitazioni, non si è fatta chiarezza: mancano le priorità: i decreti legislativi per la costruzione di una rete sociale di protezione fatta di strumenti di politiche del lavoro passive, gli ammortizzatori sociali, e attive, i centri per l’impiego, devono precedere quelli sulla modifica delle tipologie contrattuali.  Non si prevedono adeguate garanzie per evitare l’invasività dei controlli a distanza nei confronti dei lavoratori.Manca, soprattutto, una definizione di che cosa si intenda per contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. I nuovi assunti a tempo indeterminato vedranno quindi ridotte le proprie tutele, rispetto ai vecchi assunti, in una misura e per un tempo non definiti.

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