Il messaggio di Bregantini per la Pasqua

L’arcivescovo di Campobasso-Bojano, Sua Eccellenza Mons. Giancarlo Bregantini ha inviato il suo messaggio di Pasqua per l’intera comunità, che di seguito il nostro portale https://www.cblive.it riporta integralmente.

«Che la gioia ci avvolga! Siamo fatti per questo. Per la vita! E’ questo l’annuncio pasquale che attraversa ogni nuovo giorno. E’ Pasqua anche in questo mondo che fa fatica a sperare in un domani di Risurrezione. E come non cantare l’uno all’altro, in un clima di fraternità ritrovata, incoraggiandoci a vicenda, in questa esultanza vera, dove i germogli sorridono di profezia perenne: “Rallegrati!”. E’ denso di mistero tutto questo. La Pasqua io la identifico, fin da ragazzo, come una porta che fa filtrare la luce sul nostro cuore, su ciò che siamo veramente.

È una porta da cui accede il futuro, da cui avanza la Verità sull’esistenza. La Risurrezione è un prodigio d’eccedenza d’amore da parte di un Dio cui è rivolta l’anima, come dice il salmo 130, più che le sentinelle all’aurora. E ci orientiamo  all’aurora della vita che vince, ripetendo con sant’Anselmo questa preghiera: “Fa’, o Signore, che possa cercarti desiderandoti,/possa desiderarti cercandoti,/possa trovarti amandoti/e ti possa amare trovandoti”. La Pasqua è questo desiderio di ritrovarci! Rappresenta l’epilogo della luce che invade il mondo non in forma occasionale, ma in modo definitivo. Desiderare, cercare, amare e trovare. Sono le quattro colonne della fede. Il desiderio ci spinge a cercare, ci suscita cioè la ricerca del bene. Ma troviamo solo se amiamo. Questo è il senso della Pasqua. Una gioia vista come un grande impegno! Passaggi straordinariamente concreti che convertono la speranza in certezza, il fiore in frutto, le lacrime in fiducia. Sono parole che sembrano descrivere alla perfezione lo slancio del cuore di Maria Maddalena quando si precipitò di buon mattino presso il sepolcro dov’era stato sepolto il Maestro. Il cuore che ama non può stare solo! La speditezza del passo di questa donna-discepola, così agile, rappresenta la gioiosità sconvolgente di chi va incontro al Risorto lasciando dietro a sé le pesantezze della disperazione. Comprendiamo però come di fronte alla potenza dell’amore non c’è sepolcro che non venga spalancato e da cui non risorga la vita, la presenza calda di un abbraccio sospirato. Ma la proposta della Risurrezione è molto più incalzante. Esprime una dinamica propositiva che coinvolge ogni dimensione umana e i sacri tesori del vivere.

La Pasqua è un cammino di crescita che richiede la formazione permanente del cuore per lasciarci interrogare dal nuovo, dalla domanda d’infinito che ci aiuta a superare la paura, di tutte quelle vicende che spesso ci fanno sentire perdenti già in partenza. E’ l’avvenimento decisivo. E’ la grande dichiarazione che mette fine alle incertezze. La Pasqua ci insegna che la vittoria è sempre una vittoria delle alleanze. Dio è alleato del popolo. Dio è il Padre alleato col Figlio. Per questo la morte muore! Perché non svuota più della sua pace e stabilità la vita. A Pasqua, lo ricordiamo, il mondo viene salvato da Dio ma attraverso il Figlio che subì ogni ingiustizia, affinché chi crede in Lui diventi portatore dello spirito pasquale lungo le vie che conducono alla morte, nelle dimore dei poveri. Qui appare evidente la contemplazione che sovrabbonda in azione.

Per questo, mi piace qui citare un fatto che ha del prodigioso, quasi un sogno fatto realtà. Nella lavanda dei piedi, il giovedì santo in cattedrale, vedo presentarsi una ragazzina di 12 anni, con gli occhi di stupore, che mi chiede di vivere la lavanda dei piedi. E’ Chiara. Non la riconosco subito, perché l’avevo vista in rianimazione, in coma, proprio il mercoledì delle ceneri, giorno in cui io celebro l’inizio quaresima proprio davanti a quel reparto, nell’Ospedale cittadino di Campobasso. Dopo la liturgia, visito in preghiera il reparto. Era successo un brutto incidente, in quei giorni. Un sacerdote della diocesi di Caserta, cogliendo la vacanza del carnevale, aveva portato in pellegrinaggio i suoi chierichetti al nostro santuario di Castelpetroso. Ma sulla via del ritorno, per la pioggia, una frenata fatale portava la macchina fuori strada. Moriva sul colpo il parroco e restavano feriti seriamente i ragazzi. Tra questi, Chiara, ricoverata nel nostro ospedale. Con la famiglia, una lunga preghiera. E poi, alla sera, in cattedrale, faccio pregare tutta l’assemblea penitente della cattedrale, nel giorno delle ceneri. Ed il fiore si è fatto frutto. Un frutto di risurrezione. Esultanti, abbiamo vissuto così in modo nuovo quella significativa liturgia della lavanda dei piedi. Una risurrezione. E’ stata la preghiera, l’amore della famiglia e la bravura dei medici a strappare dalla morte quella ragazzina.

Vi consegno allora l’augurio di una profonda risurrezione nelle difficoltà che ostacolano, facendo mie le parole dell’inno pasquale di sant’Agostino: “Se senti vacillare la fede per la violenza della tempesta, calmati: Dio ti guarda. Se ogni cosa che passa cade nel nulla, senza più ritornare, calmati: Dio rimane. Se il tuo cuore è agitato e in preda alla tristezza, calmati: Dio perdona. Se la morte ti spaventa, e temi il mistero e l’ombra del sonno notturno, calmati: Dio risveglia. Dio ci ascolta, quando nulla ci risponde; è con noi, quando ci crediamo soli; ci ama, anche quando sembra che ci abbandoni”. Buona Pasqua a tutti!»

+ p. GianCarlo Bregantini, vescovo

L'arcivescovo di Campobasso-Bojano, Giancarlo Maria Bregantini (foto Fabio Del Balso)
L’arcivescovo di Campobasso-Bojano, Giancarlo Maria Bregantini (foto Fabio Del Balso)

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