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‘Impara l’arte’ presenta Martina Di Tommaso: una vita a colori

martina1SERGIO MARCHETTA

Il richiamo dell’arte oggi proviene da Montagano e ha l’odore di tempera e olio. Martina è una giovane pittrice e vado ad incontrarla nella splendida cornice del ‘Pachamama Club Studio’. Non abbiamo mai parlato prima d’ora, ma intuisco fin da subito che ho di fronte una ragazza trasparente e con le idee chiare.

Ci sediamo: la poltroncina diventa una specie di altalena per Martina; ha il tono della voce basso ma rassicurante e solleva lo sguardo fugacemente ma con fierezza. Ho davanti una giovane donna che fa delle sfumature il suo punto di forza; non solo in ciò che dipinge.

A che età hai iniziato a dipingere e cosa ti ha spinto a prendere i pennelli in mano per la prima volta?
“Avevo circa dieci anni quando ho iniziato. Osservando mio padre dipingere ho avuto il desiderio di imitarlo. Così ho iniziato con i primi disegni ‘guidati’ e ricordo che per la festa della mia prima Comunione ricevetti in regalo una valigetta con i colori ad olio e quello fu l’inizio del mio percorso come pittrice. In seguito ho deciso di frequentare il Liceo Artistico perché, pur definendomi una personalità passionale, sono convinta che per ottenere risultati importanti non si possa fare a meno della tecnica”.

Quando dipingi qualcosa lo fai sempre perché hai in mente un messaggio, un’emozione da trasmettere oppure ci sono opere che nascono quasi per caso?
“Per me dipingere significa divertirmi con i colori. Paradossalmente tendo a mettere molto in risalto lo sfondo in un quadro. Per me un’opera pittorica ‘chiara’ può avere un significato esclusivamente commerciale mentre spesso il valore reale sta proprio nel senso nascosto tra una pennellata e l’altra.
Non esiste un prima o un dopo: il messaggio, l’emozione possono nascere all’inizio di un’opera così come a opera compiuta. Spesso l’arte è casualità e incoscienza. Mi capita di avere chiara l’emozione che voglio nascondere in un mio quadro ma a volte una tela da completare diventa un vero e proprio parto”.

Recentemente hai allestito una mostra pittorica che hai chiamato ‘Percezioni’. Da questo titolo mi sembra di capire che la pittura non è solo un’arte ‘visiva’ ma qualcosa che coinvolge tutti i sensi. Sei d’accordo?
“Assolutamente sì. E’ anche per questo motivo che quasi nessun mio dipinto ha un titolo preciso. Non devo essere io a etichettare un’opera bensì deve essere l’opera stessa a scatenare emozioni diverse a seconda di chi la guarda”.

A questo punto chiedo a Martina di mostrarmi la tela che ha portato con sé. La tiene in braccio con lo stesso sguardo con cui una giovane madre tiene sul grembo un figlio. Poco prima dell’intervista mi ha confidato che questo quadro ha un nome. Glielo chiedo di nuovo.
true love“Quest’opera si chiama ‘True Love’ e potrebbe rappresentare una sorta di autobiografia a colori. L’occhio che brilla rappresenta proprio l’amore così come il sorriso e il lucchetto finalmente aperto ai sentimenti liberi. Con questo quadro ho inaugurato anche un mio stile personale nuovo, a partire dalla pennellata diversa rispetto alle mie produzioni precedenti”.

Che riferimenti artistici hai e quale periodo della storia dell’arte senti più distante?
“L’impressionismo non è un periodo espressivo che mi entusiasma molto mentre se dovessi citare un esempio in particolare che mi ispira come artista e come donna direi senza dubbio Artemisia Gentileschi. Soprattutto come donna che si riscatta attraverso l’arte”.

Come ti trovi a vivere la tua vena artistica in un ambiente ‘ristretto’ come può essere quello del paese in cui vivi?
“Benissimo, non mi sono mai sentita discriminata né come artista né come donna artista”.

E se in futuro l’arte ti chiedesse di abbandonare la terra in cui sei nata saresti disposta ad andare via?
A questo punto Martina fa un lieve sospiro, guarda un punto preciso della sala del Pachamama e poi risponde sorridendo “non lo so”.

Che donna sarebbe Martina senza pittura?
“Per me la pittura è uno sfogo. Ovviamente ci sono anche dei periodi in cui non metto mano ai pennelli; la primavera, soprattutto, rappresenta per me il periodo più fecondo. Ma non riesco ad immaginarmi senza dipingere in assoluto”.

Se potesse servire a descrivere la tua personalità ti chiedo: la tua anima di che colore è?
“Il colore che mi identifica è il rosso. Come passione e come tormento. A volte ho anche pianto di nervosismo durante la realizzazione di un quadro. Quando l’ispirazione chiama non sai mai dove ti porta”.

Grazie Martina, grazie per la tua leggerezza genuina e per il tuo esempio di quotidiana caparbietà. A tutti quei giovani appassionati di arte ma demotivati dalle circostanze, a tutti i ragazzi che preferiscono la facilità distratta di essere spettatori all’impegno faticoso ma stupendo di essere creativi basterebbe una semplice chiacchierata come questa con Martina per comprendere che l’arte, quando è vera, è un’urgenza indifferibile.

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