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Molise, ancora un record negativo: è la ventesima regione d’Italia anche nella speciale classifica sulla diffusione di internet

digital divideDORA FORMATO

Il Molise, ancora una volta, batte un record negativo, essendo in coda alle classifiche che riguardano la diffusione dell’utilizzo di internet nelle aziende e nelle famiglie. Pochi, ma significativi, dati per inquadrare il fenomeno.

Secondo gli studi effettuati da Infratel (Infrastrutture e Telecomunicazioni per l’Italia, società in-house del Ministero dello Sviluppo Economico) il 3,5% della popolazione italiana non dispone di mezzi per l’accesso alla rete. La copertura di accesso veloce, rilevata a dicembre 2013, è del 96,5% sul territorio nazionale.

Il criterio di riferimento è il digital divide, espressione con la quale si indica il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell’informazione (computer e internet) e chi ne è escluso, per vari motivi, che possono essere le condizioni economiche, il livello d’istruzione, la qualità delle infrastrutture, le differenze di età o di sesso, l’appartenenza a diversi gruppi etnici, la provenienza geografica.

A livello regionale, la peggiore performance si registra in Molise con il 17,8% di digital divide (29,9% in rete fissa). La migliore performance è della Lombardia con lo 0,6%, seguita da Puglia con lo 0,9%, Lazio con l’1,6% e Sicilia con l’1,8%.

Il 25% dei comuni della provincia di Campobasso e il 20% dei comuni della provincia di Isernia si trovano in una situazione di copertura Adsl pressoché totale, ovvero superiore al 90%, ma ci sono ancora 55 comuni della provincia di Campobasso e 38 comuni della provincia di Isernia che non dispongono dei servizi base ADSL, ovvero con copertura inferiore al 10%.

La restante parte dei comuni, invece, sconta una situazione eterogenea con una copertura parziale per i servizi di linea veloce tra l’11% e il 90%.

Il governo nazionale e le amministrazioni locali non devono sottovalutare lo scenario penalizzante in cui si trova il Molise. L’obiettivo di dotare un centro abitato con un’infrastruttura di rete veloce non è solo quello di dare a cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni italiani una rete telefonica e di accesso ad Internet migliori, ma anche quello di sfruttare l’effetto positivo che investimenti in questi settori strategici possono generare.

Si pensi al miglioramento dell’efficienza delle imprese e delle pubbliche amministrazioni, all’aumento di produttività e occupazione, alla diffusione delle innovazioni.

Studi specifici dimostrano che il livello del Prodotto Interno Lordo pro capite aumenta di circa 3-4 punti percentuali una volta che gli investimenti nelle nuove reti a banda larga sono stati realizzati.

Analogamente, un incremento della penetrazione della larga banda di 10 punti percentuali aumenta il tasso di crescita annuo del Pil pro capite di circa 1-1.5 punti percentuali.

Il nuovo piano da 7 miliardi, ‘Banda ultra larga 2014-2020’, stilato dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Graziano Delrio, ha proprio l’obiettivo di recuperare il gap con il resto dei Paesi europei.

L’Italia deve sperare che il piano sortisca gli effetti sperati, anche al fine di ‘onorare’ l’articolo 3 della Costituzione, secondo il quale “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Il Molise ha bisogno di creare le basi, affinché i giovani abbiano un futuro e la regione possa attrarre investitori: una terra in cui possa esserci l’humus per fare in modo che sia più facile per i cittadini fruire e creare servizi e nuove attività.

Certo non dipende tutto dalla banda larga, ma da qualcosa bisogna pur iniziare per non essere sempre la ventesima regione d’Italia.

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