Cultura

Storie di giovani / Simone Vaio, dopo il successo del ‘Mercante di Venezia’ al Savoia, svela com’è lavorare con Albertazzi, poi confessa “potrei recitare anche a Broadway, ma l’emozione che provo nella mia città è semplicemente unica”

simone vaioFABIANA ABBAZIA

“Lavorare con Albertazzi? Commovente”. Una risposta lapidaria che tradisce una certa emozione quella di Simone Vaio, attore campobassano che risponde a telefono dopo aver macinato chilometri per raggiungere Verona, città dove è in programma in questi giorni ‘Il mercante di Venezia’ uno dei più grandi classici di William Shakespeare diretto dal regista Giancarlo Marinelli che ha come protagonista Giorgio Albertazzi con la sua compagnia. Solo qualche giorno dopo il grande successo registrato al teatro Savoia di Campobasso, gli attori hanno ripreso infatti il lungo tour che li porterà nei principali teatri del bel paese, fino al prossimo mese di aprile. Poi per Simone una nuova esperienza, far parte del cast di ‘Eyes wide Shut – Doppio Sogno’, lo spettacolo con Ivana Monti, Giorgio Lupano e Caterina Murino che, tra l’altro sarà presentato in anteprima nazionale al Savoia, il prossimo 16 gennaio.

Strappare un’intervista al bell’attore del capoluogo è, dunque, un’impresa difficile in un periodo di intenso lavoro come questo, ma per fortuna intrattenerlo a telefono per pochi minuti minuti diventa magicamente possibile.

Simone che quest’anno ha raggiunto il traguardo dei 10 anni di attività, ha conosciuto sin dagli anni del liceo la passione per la recitazione. Un vero e proprio fuoco sacro che lo arde dall’adolescenza, quando ha iniziato a calcare le scene nei laboratori di teatro della scuola. La recitazione in quegli anni va di pari passo con la musica, tanto che il giovanissimo ragazzo di provincia si diploma al Conservatorio di Musica ‘Perosi’, in pianoforte. Passioni queste che Simone, appena terminato il Liceo scientifico decide di coltivare trasferendosi a Roma, dove frequenta l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica ‘Silvio D’Amico’. Una palestra di vita importante, che gli apre le porte per parti di volta in volta sempre più rilevanti.  ‘Scenari del Novecento’ con la regia di Lorenzo Salveti, ‘Fiore di Cactus’ diretto da Tonino Pulci, nel quale Vaio ha recitato al fianco di Edoardo Siravo e Benedicta Boccoli o ancora ‘La Dodicesima Notte’ con la regia di Beppe Arena, sono solo alcuni dei successi che hanno portato l’attore molisano a prendere confidenza con i teatri di tutt’Italia. Solo qualche giorno fa poi l’emozione di tornare nella sua città, dove pure in passato si era esibito con spettacoli di un certo calibro e, salire sul palco al fianco di un maestro come Giorgio Albertazzi, interpretando il ruolo di Lorenzo. Il giovane cristiano che si innamora di Jessica, la figlia dell’usuraio ebreo Shylock, interpretato dallo stesso Albertazzi.
Un classico shakespeariano sempre attuale, nel quale superata la dicotomia solo apparente tra ebrei e cristiani, si celano temi importanti quali lo scontro etico e culturale, il potere del denaro e il conflitto tra amicizia e amore.

Com’è stato interpretare il ruolo di Lorenzo? “Molto divertente, soprattutto perché a 32 anni calarsi nei panni di uno degli innamorati shakespeariani diventa una grande lusinga. Sai, sono ruoli che quando si invecchia non te li fanno più fare. Poi Lorenzo è un personaggio sfaccettato, istintivo. Un po’ un ‘cazzaro’ è vero, ma anche tanto innamorato”.

Com’è stato invece trovarsi al fianco di un maestro come Albertazzi? “Commovente. Per me è un maestro sia sul palcoscenico che nella vita, è un uomo le cui parole hanno un peso, al pari del suo sguardo. E’ la classica persona che parla con gli occhi”.

Un aneddoto che ti porti nel cuore di questi momenti? “Sicuramente un insegnamento bello che mi ha regalato il maestro. Per tre settimane siamo stati con ‘Il mercante di Venezia’ al teatro Quirino, in contemporanea però in un altro teatro di Roma c’era la stessa opera con Silvio Orlando. È una cosa insolita nel teatro, anche perché è un rischio per le produzioni. In quell’occasione il maestro ci ha riunito e ha detto: “io ho sempre odiato le competizioni, perché sono consapevole che nel mondo ci sono tantissimi attori bravi, ma nessuno è come me”.

Com’è stato lavorare con il regista Marinelli?E’ stato divertente, questo è il mio terzo spettacolo con lui, sono quattro anni che ci lavoro ed è bello continuare a condividere delle esperienze insieme, perché quando nasce un rapporto vero tra maestro e allievo è qualcosa che ti porti dietro per tutta la vita. Lui è prima di tutto uno scrittore, ed è bello pensare che quando mette nero su bianco, abbia già pensato a te”.

Cosa ti auguri per il tuo futuro professionale? “Quello che mi aspetto è poter continuare. Sono dieci anni che recito e nonostante io mi senta già molto fortunato ad aver realizzato il mio sogno, vorrei proseguire. Certo è un periodo difficile, i teatri stanno chiudendo, ma ciò che mi auguro è poter continuare a fare questo mestiere, per me, ma soprattutto per far comprendere come di teatro ci sia ancora un grande bisogno. Sarei fiero se il mio lavoro potesse servire a far riscoprire alle persone l’importanza del teatro”.

Hai vestito i panni di tanti personaggi, qual è quello a cui ti senti più legato e quale, invece, è stato quello più difficile da interpretare? “Fra tanti, quello a cui tengo di più è sicuramente Ulisse nelle Troiane, spettacolo nel quale ho recitato al fianco di Eliana Monti anche sul palcoscenico del Savoia di Campobasso. È un personaggio negativo, cattivo e diabolico. Delle caratteristiche molto lontane dal mio modo di essere e per questo mi ha molto divertito calarmi nei suoi panni. Non parlo invece di personaggi difficili, semmai ce ne sono alcuni ai quali mi sento più vicino e altri meno. L’importante però ogni volta è l’estenuante lavoro di ricerca e studio che bisogna fare prima di salire sul palco”.

Proprio qualche giorno fa, ancora una volta hai calcato le scene del Savoia: il teatro della tua città. Che effetto ti ha fatto? “E’ una cosa che mi rende sempre pieno di gioia. Portare poi nella tua città due spettacoli di calibro nazionale è davvero un’esperienza unica. La verità è che un giorno potrei andare anche a Broadway ma l’ansia e l’mozione che mi provoca recitare a Campobasso, non la si può nemmeno descrivere”.

 

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