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Reddito di cittadinanza: requisiti, importi e sanzioni. La guida per richiedere il sussidio

GIULIANA IANNETTA

Negli ultimi mesi, l’attenzione dei media e di tantissime persone si è concentrata sull’attuazione di un’importante misura promessa dal nuovo Governo: il reddito di cittadinanza. In molti, anche in Molise, si sono recati ripetutamente presso i centri per l’impiego per avere informazioni, ma regnano ancora confusione ed attesa per comprendere in quale modo si dovrà agire concretamente al fine di gestire al meglio la concessione ed erogazione del nuovo beneficio.

Il reddito di cittadinanza, in particolare, è previsto dal decreto legge n. 4 del 28 gennaio 2019 ed è uno strumento di sostegno economico rivolto alle famiglie con un reddito inferiore alla soglia di povertà. Per i nuclei familiari composti esclusivamente da persone di età pari o superiore a 67 anni, la misura prende il nome di pensione di cittadinanza.

I BENEFICIARI. Potranno beneficiare del reddito di cittadinanza le famiglie che, per tutta la durata dell’erogazione, presentino una serie di requisiti specifici. Il richiedente, innanzitutto, deve essere:

  • in possesso della cittadinanza italiana o di un Paese membro dell’Unione Europea oppure un suo familiare deve essere titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero proveniente da paesi che abbiano sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza sociale, ovvero cittadino di paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
  • residente in Italia in via continuativa da almeno 10 anni al momento della presentazione della domanda.

Per quanto riguarda i requisiti reddituali e patrimoniali, invece, è previsto che la famiglia debba possedere un valore:

  • ISEE inferiore a 9.360 euro;
  • patrimonio immobiliare, come definito a fini ISEE, diverso dalla casa di abitazione, non superiore ad una soglia di 30.000 euro;
  • patrimonio mobiliare, come definito a fini ISEE, non superiore a una soglia di 6.000 euro, accresciuta di 2.000 euro per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di 10.000 euro, incrementato di ulteriori 1.000 euro per ogni figlio successivo al secondo; i predetti massimali sono ulteriormente incrementati di 5.000 euro per ogni componente con disabilità;
  • reddito familiare inferiore ad una soglia di 6.000 euro annui, moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza, incrementata a 7.560 euro ai fini dell’accesso alla Pensione di cittadinanza e aumentata a 9.360 euro nei casi in cui il nucleo familiare risieda in abitazione in locazione.

La nuova misura, infine, sarà concessa solo nel caso in cui nessun componente del nucleo familiare sia  intestatario, a qualunque titolo, o abbia piena disponibilità di autoveicoli immatricolati la prima volta nei sei mesi antecedenti la richiesta, ovvero di autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 cc, motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati la prima volta nei due anni antecedenti, fatti salvi gli autoveicoli e i motoveicoli per cui è prevista una agevolazione fiscale in favore delle persone con disabilità, navi e imbarcazioni da diporto.

In caso di dimissioni proprie o di un componente del nucleo familiare la concessione della misura è esclusa per i dodici mesi successivi, salvo licenziamento per giusta causa.

L’IMPORTO. Il reddito di cittadinanza varierà in base alla situazione economica della famiglia beneficiaria, ma non potrà superare i 9.360 euro annui, ovvero 780 euro mensili (salvo modifiche in relazione al numero dei componenti del nucleo familiare). Più nello specifico, sarà composto da due diversi elementi: una integrazione fino a 6.000 euro annui del reddito familiare (moltiplicato per il parametro della scale di equivalenza nel caso di più componenti) e un contributo pari all’ammontare del canone annuo di locazione (fino ad un massimo di 3.360 euro annui) per le famiglie che sono in affitto. È prevista, inoltre, un’integrazione (ma fino ad un massimo di 1.800€ annui) per coloro che risiedono in un’abitazione di proprietà, ma per la quale è stato contratto un mutuo.

LA DOMANDA. La domanda di beneficiare del contributo potrà essere presentata, a partire dal 6 marzo 2019, alternativamente, con modalità cartacea presso gli uffici postali utilizzando il modello di domanda predisposto dall’Inps, direttamente dal sito ufficiale del reddito di cittadinanza tramite le credenziali SPID oppure presso un CAF. L’Inps, nei cinque giorni successivi alla ricezione dell’istanza, valuterà il possesso dei requisiti e deciderà se concedere la misura.

L’EROGAZIONE. Il beneficio sarà erogato attraverso il rilascio, previa specifica comunicazione, della carta RdC, ovvero una carta acquisti predisposta da Poste italiane, con la possibilità di spendere l’importo concesso entro il mese di riferimento, il limite di prelievi in contanti di 100 euro al mese e il divieto di acquistare beni e servizi riferiti al gioco d’azzardo o che portino alla ludopatia. Nei trenta giorni successivi all’accoglimento della richiesta, tutti i membri della famiglia dovranno recarsi in un centro per l’impiego o un patronato convenzionato Anpal per rendere la Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro e sottoscrivere un Patto con il quale chi è già adeguatamente formato si impegna a ricercare attivamente un impiego ed accettare una delle prime tre offerte di lavoro congrue che gli verranno presentate.

I soggetti non in condizione di lavorare, invece, saranno obbligati a siglare un Patto per l’Inclusione Sociale. Le persone che hanno ancora bisogno di formarsi, infine, dovranno sottoscrivere il Patto per la Formazione con enti interprofessionali, di formazione bilaterale o aziende.

Nei primi due casi, i beneficiari avranno l’obbligo di prendere parte a progetti utili alla collettività, se predisposti dai comuni, fino ad un massimo di 8 ore a settimana.

LA DURATA. La misura avrà una durata non superiore ai 18 mesi, fatta salva la possibilità di rinnovarla dopo un periodo di sospensione pari ad un mese.

LE SANZIONI. Il reddito di cittadinanza non sarà più erogato a coloro che non accettino una delle tre offerte di lavoro congrue ricevute, non partecipino ad un corso di formazione, si rifiutino di prendere parte ad un colloquio o ad una selezione finalizzata all’assunzione. I beneficiari che, per ottenere o mantenere il RdC, mentano sul proprio reddito o occupazione lavorativa, perderanno il beneficio, dovranno restituire le somme indebitamente percepite e incorreranno nella sanzione della reclusione da 1 a 6 anni.

Redazione

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