Cultura

“Per non morire di mafia”, il teatro di impegno civile che convince con un messaggio finale: “Il silenzio e l’omertà nutrono Cosa Nostra, no all’indifferenza”

Sebastiano Lo Monaco al Teatro Savoia durante "Per non morire di mafia"
Sebastiano Lo Monaco al Teatro Savoia durante “Per non morire di mafia”

GIUSEPPE FORMATO

Un monologo, senza interruzioni, di un’ora e mezza, una notevole interpretazione di Sebastiano Lo Monaco e un lungo applauso finale.

Il Teatro Savoia ha accolto come meglio non poteva lo spettacolo “Per non morire di mafia”, tratto dal libro scritto dal Presidente del Senato, Pietro Grasso, e da Alberto La Volpe.

Teatro di impegno civile particolarmente apprezzato in tutta Italia. E Campobasso non ha fatto eccezione. Per due giorni consecutivi il Teatro Savoia si è riempito. Prima l’interpretazione mattutina con le scuole, alla presenza dello stesso Grasso, nella serata di mercoledì 19 ottobre 2016 il bis, con la terza interpretazione in programma a partire dalle ore 21 di oggi, giovedì 20.

Una biografia, quella dell’ex Capo della Direzione nazionale antimafia, che si inserisce in uno spaccato di storia italiana e della Sicilia soprattutto, sviscerando alcuni retroscena di un periodo, quello tra gli anni ’70 e ’90, particolarmente bellicoso della mafia siciliana.

Storia della Sicilia e storia della mafia di pari passo, ma Lo Monaco, nei panni di Pietro Grasso, avverte sull’espansione nella penisola di Cosa Nostra, richiamando Leonardo Sciascia, che già nel 1970 sentenziò in un’intervista rilasciata a Giampaolo Pansa per ‘La Stampa’ di Torino: “Così come le palme, da piante esotiche, troveranno nuovi terreni fertili verso il nord del pianeta su cui mettere radici man mano che il clima diventerà più caldo, così la mafia risalirà la Penisola”.

Insieme alla passione per la magistratura di un giovane Pietro Grasso, anche il rievocare del primo dolore: l’uccisione del magistrato Pietro Scaglione nel 1971. E, poi, l’elenco di tutti i ‘servitori dello Stato’ uccisi dalla mano mafiosa.

La descrizione del maxiprocesso di Palermo del 1987, “il primo ai danni di Cosa Nostra, dopo il cincischiare dello Stato e delle istituzioni dei decenni precedenti”, è stato il frutto di ricordi, anche dolorosi, “dopo le condanne, non furono rare le decisioni di scarcerazione di più compiacenti magistrati di sorveglianza”, nonostante la vita di clausura cui furono costretti Pietro Grasso e tutta la sua famiglia, che, nell’angoscia delle costanti minacce, non ha mai abbandonato quel magistrato coraggioso e ligio al dovere.

Un racconto, quello di Grasso, interpretato da Lo Monaco, divertente, seppur nella drammaticità di quel processo e di quel periodo.

Il finale, inaspettato, è stato tutto per gli spettatori. La lavagna, sulla quale Grasso appunta le parole ‘mafia, Falcone, Borsellino, maxiprocesso, 1987, giustizia, legalità, libertà’, a conclusione dello spettacolo si gira e diventa uno specchio, riflettendo coloro che sono seduti in platea. Un messaggio per i cittadini, invitando a parlare di mafia. Discuterne per abbattere il muro di omertà e indifferenza, che nutre la mafia, spesso caratteristica dei luoghi dove Cosa Nostra è presente.

Il finale si riallaccia all’inizio dello spettacolo, quando la voce registrata di un bambino ricorda quanto ci ha insegnato Antonio Gramsci: “L’indifferenza è il peso morto della storia”.

“Per non morire di mafia”, con la regia di Alessio Pizzech per il Progetto Legalità, sarà interpretato anche ad Agnone e Isernia, nell’ambito della stagione degli spettacoli organizzati dalla Fondazione Molise Cultura, in collaborazione con il Ministero per i beni e le attività culturali e la Regione Molise.

redazione

CBlive

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