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Studio Neuromed, dieta mediterranea: resiste al Sud e negli over 50, ma sono i più istruiti a seguirla

Si fa presto a dire Dieta Mediterranea. Ormai il modello alimentare più famoso al mondo non è più così scontato. Da diversi anni infatti diversi studi epidemiologici hanno dimostrato che la Dieta Mediterranea rischia di diventare un bel ricordo soprattutto nei Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, Italia inclusa. Ecco perché al tempo della globalizzazione alimentare è prioritario capire chi sono le persone che ancora conservano uno stile alimentare sano ispirato ai principi della Dieta Mediterranea, che dagli anni ’50 ad oggi si è guadagnata il titolo di scudo salvavita contro le principali patologie del nostro tempo.

A mettere nero su bianco è stato il Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS), che, grazie ai dati raccolti nell’ambito dell’Osservatorio epidemiologico su alimentazione e salute in Italia (INHES), istituito nel 2009 con il sostegno incondizionato di Barilla SpA, ha analizzato informazioni relative a circa 10mila persone coinvolgendo tutto il territorio nazionale. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica European Journal of Public Health.

“Il nostro studio fornisce una sorta di identikit del consumatore ‘mediterraneo’ contemporaneo – spiega Emilia Ruggiero, ricercatrice del Dipartimento e primo autore dello studio – Abbiamo osservato che il modello mediterraneo è più seguito nelle regioni meridionali del nostro Paese, rispetto al Nord, e da adulti e anziani. Inoltre, gli uomini mostrano una maggiore predilezione per la dieta mediterranea rispetto alle donne”.

Ma non è tutto. Ci sono altri fattori che determinano fortemente le scelte alimentari in Italia.

“I dati dello studio INHES confermano quanto già osservato in altre popolazioni europee e statunitensi e cioè che l’adesione a modelli alimentari sani è fortemente condizionata dallo stato socioeconomico – commenta Marialaura Bonaccio, ricercatrice senior del Dipartimento – Di fatto, quelli che seguono di più la dieta mediterranea sono proprio le persone con un livello di istruzione maggiore, e questo vale soprattutto nelle aree del Nord del Paese. Al Centro e al Sud, invece, l’adesione alla dieta mediterranea è fortemente condizionata dall’età, indicando quindi che il modello mediterraneo rappresenta ancora un patrimonio culturale che si conserva nelle fasce più anziane della popolazione”.

C’è poi tutta una serie di altri comportamenti che vanno di pari passo con la sana alimentazione. Ad esempio, i ricercatori hanno documentato una forte associazione tra alimentazione mediterranea e benessere psicofisico, oltre ad aver visto che il grado di stress è inversamente correlato ad un’alimentazione sana ed equilibrata. Anche l’abuso di alcol nel fine settimana, il famigerato ‘binge drinking’, non si accompagna alla Dieta Mediterranea, un dato che riporta l’attenzione sul fatto che solo il consumo moderato di alcol è parte integrante di uno stile di vita ispirato ai principi mediterranei.

“Capire quali sono i fattori che condizionano le nostre scelte alimentari è di fondamentale importanza soprattutto in un periodo di crisi economica e di forti cambiamenti alimentari, favoriti da una sempre maggiore disponibilità di cibi e comportamenti che non appartengono alla cultura mediterranea – spiega Licia Iacoviello, Capo del laboratorio di Epidemiologia molecolare e nutrizionale e professore all’Università dell’Insubria di Varese –  Se riusciamo a mettere a fuoco questo, sapremo dove dirigere le azioni di salute pubblica volte a promuovere e sostenere il mantenimento di un modello alimentare millenario che finora ha garantito lunga vita ai popoli del Mediterraneo. Non dimentichiamo infatti che le scelte alimentari che facciamo condizionano fortemente la nostra salute e il nostro rischio di ammalarci”.

Redazione

CBlive

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