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Palazzo D’Aimmo, il Piano sociale ottiene l’ok dell’Aula, ma le minoranze non ci stanno. “Una scatola vecchia e vuota e una copia malriuscita”

Via libera di Palazzo D’Aimmo al Piano Sociale 2020-2022. Ieri pomeriggio, 6 ottobre 2020, il Consiglio regionale ha approvato il Piano che era arrivato per la prima volta in Aula lo scorso marzo. A quel tempo nella veste di assessore c’era ancora Luigi Mazzuto.

Quando il Piano ottiene il via libera nel ruolo di componente della Giunta c’è l’assessore Marone, ma di fatto il documento viene approvato in un contesto totalmente mutato dove, a influire pesantemente sullo scenario è stata la pandemia, cosa di cui il Piano non sembra invece tener conto. E questa è la principale accusa che arriva alla maggioranza di centrodestra da parte delle minoranze.

A definirlo una “scatola vecchia e vuota” è la capogruppo Pd, Micaela Fanelli che con un Ordine del Giorno poi bocciato dall’Aula aveva chiesto risorse aggiuntive per “un Piano che – dice la consigliera – non tiene assolutamente conto dello stravolgimento generale delle condizioni di contesto nel quale oggi si agisce”.

“Dopo un anno e mezzo – prosegue la Fanelli – si approva un Piano divenuto che non è adeguato ai nuovi bisogni socio-sanitari generati dalla pandemia in atto. Un Piano che non mette al centro le nuove emergenze sociali, la povertà, i diversamente abili, le nuove patologie. Non era assolutamente questo che immaginavamo per il Molise. Volevamo di più e meglio”.

Per il collega Facciolla quello approvato ieri in Aula è, invece, “la brutta copia del Piano Sociale del 2015, scaduto il 31 dicembre 2018, rimasto nei cassetti per due anni e rispolverato frettolosamente in questi ultimi mesi. Già sei mesi fa – prosegue il segretario regionale dei Dem – questo strano clone era arrivato in Consiglio e parte della stessa maggioranza, oltre alle minoranze compatte, lo avevano respinto al mittente causando addirittura la sostituzione dell’allora assessore Mazzuto.

Perché il Piano non venne votato? Perché ovviamente non avrebbe avuto validità un documento vecchio di 5 anni; un lustro solare che in ambito politico e amministrativo, equivale ad un’era geologica.  Il Piano Sociale del 2015 era strettamente connesso e studiato ad hoc sulle esigenze specifiche di quel momento storico in relazione ai ridotti trasferimenti dello Stato. Attualmente i trasferimenti alle Regioni sono raddoppiati e, di conseguenza, il nuovo Piano Sociale avrebbe potuto e dovuto tenere in considerazione sia le nuove esigenze dei soggetti svantaggiati, sia l’enorme potenziale di disponibilità di servizi offerto dai maggiori risorse statali”.

Ma l’approvazione del Piano sociale regionale 2020-22 non soddisfa nemmeno i Cinque Stelle, “perché – come fa sapere il consigliere Primiani – si tratta di un Piano che arriva con due anni di ritardo ed è carente sotto vari punti di vista”.

“Nei mesi scorsi, – prosegue Primiani – in IV Commissione consiliare, abbiamo sentito gli Ambiti territoriali sociali e tutte le altre componenti interessate. Un giro di consultazioni doveroso, chiesto da me e dalla collega di Commissione Patrizia Manzo, e necessario a definire al meglio un Piano che rappresenta lo strumento normativo grazie al quale regolare i servizi sociali sul territorio. Una sorta di ‘timone’ che definisce metodi e strategie per realizzare servizi di welfare mirati ed efficienti in ogni comune.  Tutte le parti ascoltate in Commissione avevano segnalato le carenze del Piano in bozza, ad esempio la totale assenza di integrazione sociosanitaria. Una mancanza grave soprattutto perché intanto il Piano sanitario ancora non è stato approvato.  Insomma è stata persa un’occasione per integrare sociale e sanità, ambiti strettamente collegati.  Per questo abbiamo presentato proposte concrete contenute in alcuni ordini del giorno. Abbiamo chiesto, ad esempio, di promuovere l’erogazione integrata delle prestazioni sanitarie e sociali, attraverso il concorso di Asrem e Comuni. E abbiamo chiesto di garantire una risposta unitaria e globale ai bisogni di salute che richiedono interventi sanitari e azioni di protezione sociale sulla base delle esperienze virtuose degli ATS. Dietro queste parole si celano problemi concreti. Ad esempio l’ATS di Campobasso si trova costretto a sobbarcarsi economicamente l’esistenza del SerD e l’integrazione sociosanitaria servirebbe ad evitare esempi simili. Ma al Piano Sociale manca anche un sistema informativo unico ed è grave perché la raccolta dati sociosanitari è indispensabile ad una corretta programmazione. Anche in questo caso abbiamo fornito una soluzione: prevedere adeguati fondi per l’adozione di un sistema informativo unico e omogeneo per tutti gli Ambiti. Ma abbiamo anche proposto di aumentare e rendere stabili i fondi agli Ats e ai relativi Piani di Zona, a prevedere forme di sostegno per l’anticipazione delle risorse agli operatori degli Ambiti, a prevedere pagamenti puntuali e a promuovere un sistema d’integrazione sociosanitaria attraverso una nuova legge di riforma”.

“Le nostre proposte – conclude il pentastellato – sono state respinte così il Molise si ritrova un Piano sociale monco, un ‘timone’ che non riesce a dirigere la nave regionale verso politiche integrate utili ai cittadini”.

Il Piano approvato in Aula con il voto contrario delle minoranze di Palazzo D’Aimmo prevede in totale 41 milioni di euro, ripartiti su base annua tra gli ambiti sociali territoriali, in riferimento alla popolazione.

La quota annuale è di 13,8milioni di euro, sei invece le aree di intervento: segretariato sociale, responsabilità familiare e minori, anziani, disabili, disagio adulto, contrasto alla povertà, contrasto alla violenza di genere.

Redazione

CBlive

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