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Un posto da giornalista a Molise Acque, i criteri di selezione non furono indicati per la graduatoria finale. Ora l’azienda fa propri quei punteggi parziali. E a novembre il Tar si pronuncia nel merito

Porta la firma del commissario straordinario di Molise Acque, Giuseppe Santone, la delibera numero 238 del 9 luglio 2019, relativa alla tanto contestata graduatoria per un posto da giornalista nell’azienda speciale di via De Petris.

Di fatto, con tale documento, Molise Acque fa proprio l’atto della commissione giudicatrice che ha indicato i punteggi parziali attraverso i quali sono stati generati quelli totali che hanno definito e indicato il vincitore.

Peccato, però, che si tratti di un provvedimento che si riferisce alle motivazioni attribuite da una commissione che ha esplicitato i punteggi parziali e, dunque, i criteri con i quali essi siano stati attributi, soltanto il 31 maggio 2019, ben otto mesi dopo la pubblicazione della graduatoria finale, avvenuta il 3 settembre 2018. Un motivo questo, che rientra per l’appunto tra quelli che sarebbero i vizi della procedura che un ricorrente ha deciso di impugnare al Tar.

Ma andiamo con ordine.

Dal ricorso, avanzato dopo apposito accesso agli atti, si evince, infatti,  che “nell’esaminare le domande pervenute e assegnare i relativi punteggi a ciascun candidato, la commissione giudicatrice da un lato non ha predeterminato i criteri di valutazione alla stregua dei quali attribuire i relativi punteggi, dall’altro non ha formato né, dunque, reso pubblici i verbali delle sedute in cui hanno avuto luogo le operazioni di scrutinio, né evidenziato i punteggi parziali conferiti per ogni singola voce né, indicato il voto espresso da ciascun commissario”.

Un presupposto questo per il quale, come si desume sempre dal ricorso, ne sarebbe “conseguita la grave violazione dei più comuni principi che sovraintendono all’attività amministrativa, segnatamente di legalità, trasparenza, imparzialità e buon andamento della P.A”. Insomma, un presupposto che, di fatto, inficerebbe gli esiti di una procedura selettiva, di cui viene chiesto l’annullamento.

A seguito del ricorso, proprio il Tribunale Amministrativo sull’esito della selezione, lo scorso 15 dicembre, aveva concesso la sospensiva e fissato l’udienza di merito il 5 giugno 2019. Udienza quest’ultima rinviata, però, al prossimo novembre.

In definitiva, il bando che avrebbe garantito un contratto per due anni a un giornalista, è rimasto solo su carta e fermo sui tavoli della giustizia amministrativa.

Ora, l’atto di Molise Acque che fa propri i risultati parziali da cui ne sono scaturiti i punteggi totali e che forse potrebbe, ma il condizionale è d’obbligo, rappresentare anche il preludio alla contrattualizzazione del selezionato/a, quasi certamente sarà impugnato dal legale del ricorrente, l’avvocato Massimo Romano, il quale sta valutando il da farsi.

L’atto, tuttavia, secondo i vertici dell’azienda speciale sarebbe stato un semplice provvedimento dovuto, così come richiesto dall’avvocatura distrettuale dello Stato e come tra l’altro specificato nella delibera. Di fatti anche il bando e tutto ciò che ne è derivato è riferito a un periodo in cui Molise Acque era senza governance e l’attuale commissario è ora il semplice ereditario di una matassa che dovrà essere sbrogliata dalla giustizia amministrativa.

L’avviso pubblico relativo a una procedura comparativa dei curricula per l’incarico, in effetti, era già nato sotto una cattiva stella.

Il bando, emanato il 2 marzo 2018, che prevedeva l’affidamento per tre figure professionali nel campo della comunicazione (di cui appunto un giornalista ndr) per la diffusione del ‘Valore Acqua’ nell’ambito di bandi europei a valere sui fondi comunitari era stato duramente contestato dai consiglieri nazionali dell’Ordine dei Giornalisti, Vincenzo Cimino e Cosimo Santimone, così come dall’Assostampa.

Sotto la lente d’ingrandimento erano finiti i criteri scelti per la procedura relativa all’incarico del giornalista. In modo particolare, il requisito relativo ai 5 anni dell’iscrizione all’Albo dei Giornalisti.

Dopo proteste e accuse, Ordine, Assostampa e Molise Acque avevano trovato una posizione condivisa su una procedura che era stata oggetto di alcune modifiche.

Oggi, a un anno e quattro mesi di distanza dall’emanazione di quella procedura nessun professionista è stato contrattualizzato.

A circa 20 anni dalla Legge 150 del 2000 che disciplina le attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni ci si chiede ancora perché il Molise abbia scelto una strada che, quando si tratta di giornalisti, è sempre troppo contorta e in salita.

f.a

 

Redazione

CBlive

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