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Nunzia Lattanzio, durante il Consiglio regionale, replica a Sciascia: “La nostra è una funzione di alta responsabilità”. Intanto, rinviata a martedì 24 la vertenza dei precari dell’Asrem

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Il consigliere regionale Nunzia Lattanzio

Il consigliere regionale Nunzia Lattanzio, al termine della seduta mattutina del Consiglio regionale, che ha rinviato a martedì 24 marzo 2015 la discussione della vertenza dei 170 precari dell’Asrem, impegnati nella realizzazione di progetti prioritari volti a garantire i LEA con particolare riguardo al territorio, è intervenuta ‘per fatto personale’, tornando sulle dichiarazioni del Presidente della Sezione Giurisdizionale del Molise, Michael Sciascia, il quale nella prolusione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2015 aveva preso posizione contro la classe politica regionale.

“Il Presidente Sciascia – ha esordito il consigliere Nunzia Lattanzioha ritenuto di inserire nella propria relazione alcune considerazioni, francamente inaccettabili, che impongono precisazioni, ad onor del vero. È evidente a tutti, che più si esercitano funzioni di alta responsabilità e più occorra essere puntuali, ed equi, per di più in materie di così grande rilevanza sociale. Sono persona onesta, perbene come tante in quest’aula, che ha scelto di impegnarsi in politica senza ‘paraventi di interessi corporativi e personali’ (citando le parole contenute nella relazione). Il Presidente della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti Molise, con analoghe corrispondenze sia d’impostazione che di contenuto alla dissertazione del 2014, nella prolusione del 2015 ha riportato fatti assai gravi, accomunando tutti in un unico calderone, disorientando il cittadino sul reale stato delle cose. Che ci possano essere illiceità e sperperi, è indubbio, la storia passata e presente lo insegna, ma da sempre, da garante dell’indipendenza, ho scelto di determinarmi, in quest’Aula ed all’esterno di essa, esclusivamente secondo quello che, di volta in volta, ritengo essere in favore del pubblico interesse, opponendomi al sistema denunciato dallo stesso Presidente. Contesto con forza, al contempo, ogni indebita omologazionne, che probabilmente fa gioco a qualcuno”.

La rappresentante del Gruppo Misto a Palazzo Moffa ha, quindi, precisato rispetto alla sua persona “di non aver mai usufruito di alcun benefit da parte del Consiglio regionale; mai goduto di ‘ingiustificate ed ingiustificabili prebende’; mai disposto consulenze; mai proceduto ad assunzioni di comodo, mai disperso in modo illecito i fondi assegnati ai gruppi consiliari, provvedendo a sostenere in proprio moltissime delle spese occorrenti per l’espletamento del mandato”.

“Quanto affermato dal Presidente, per quanto mi riguarda, è semplicemente falso – proseguito Nunzia Lattanzio –. “Stento a credere come un magistrato abbia potuto agire mediante una pericolosa comunicazione, lasciando scivolare la neutralità delle proprie funzioni. Mi sento, quindi, offesa per le citate espressioni, sconvenienti e generiche, e mi riservo ogni azione a tutela della mia onorabilità”.

“Sono portata a credere – ha sentenziato il consigliere regionale sulle rendicontazioni dei gruppi consiliari dell’attuale legislatura – a difesa dell’azione dei miei colleghi Presidenti dei gruppi consiliari della XI consiliatura, che le rendicontazioni dei 6 gruppi consiliari definite come ‘non regolari’ dal Presidente Sciascia siano ascrivibili solo a presunti errori emersi durante, l’ancora in corso, fase di verifica. Si dà il caso, che per quanto attiene al Gruppo Misto, da me presieduto, il cui resoconto riporta soli euro 251,92 di spese per il funzionamento, le due contestazioni mosse risultano riconducibili a mera disattenzione da parte della Sezione regionale di controllo dell’Organo contabile”.

L’ex tutore per i minori ha anche proceduto a un passaggio sull’Antica Roma, richiamata da Sciascia, il quale aveva sottolineato la gratuità delle funzioni dei politici dell’impero: “Affinché la Politica possa dare segnali di buon esempio, mutuando le parole del Presidente Sciascia, sarebbe auspicabile procedere, alla opportuna citazione anche di buone prassi, nelle occasioni solenni promosse dai rappresentanti della Giustizia. Riportare in luce concetti superati, come quello per il quale la giurisprudenza così come la politica nell’Antica Roma erano da considerare attività riservate esclusivamente a persone abbienti ed influenti, per lo più di rango senatorio, è imprudente. Di contro, potrebbe risultare più calzante la teoria di Platone, secondo la quale è giusto che al governo vi siano coloro che per virtù e valore, e non per condizione economica e sociale siano superiori e per questo adatti a dirigere le varie componenti statali verso la migliore realizzazione possibile del bene comune. I portatori di quella giustizia che va al di là della classe sociale di appartenenza e che risiede nell’anima. Giudicare severamente, inoltre, la retribuzione spettante a determinate cariche, consente di cadere nell’errore di identificare la funzione, di altissimo valore sociale e prevista dalla nostra Costituzione, con la faccia del politico o di colui che la ricopre. Occorre, inoltre, tener ben presente che la corruzione non emerge laddove vi è un beneficio, ma laddove l’uomo ne fa cattivo uso. Tornando a Roma, lo stesso Cicerone ebbe a sostenere l’importanza dell’ “honestum” nel suo “De Officis”, quale dovere morale che risiede nell’uomo in quanto tale, e indipendentemente dalla funzione che ricopre. Se l’uomo è un uomo corrotto, lo sarà anche con una paga minima o nulla. Immaginando, la gratuità della funzione richiamata dal Presidente Sciascia, quest’ultima verrebbe preclusa a chi, sebbene meritevole, di fronte a difficoltà economiche, andrebbe a preferire l’esercizio di un lavoro retribuito per far fronte alle sue necessità. In tal caso, si ritornerebbe al decantato mondo romano in cui solo i ricchi potrebbero esercitare ruoli istituzionali, entrando in conflitto con i principi fondamentali sanciti nella nostra Carta Costituzionale quali: l’uguaglianza nei fini di tutti i cittadini e l’assenza di ragionevoli discriminazioni e ideali del nostro Stato – Comunità”.

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