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I giornalisti Cimino e Santimone sulla Corte d’Appello di Campobasso: “L’eventuale soppressione comporterà un inevitabile vuoto dell’informazione locale”

I consiglieri nazionali dell'Ordine dei Giornalisti, Vincenzo Cimino e Cosimo Santimone
I consiglieri nazionali dell’Ordine dei Giornalisti, Vincenzo Cimino e Cosimo Santimone (foto Gino Calabrese)

I consiglieri nazionali dell’Ordine dei Giornalisti, Vincenzo Cimino e Cosimo Santimone, attraverso una nota stampa, sono tornati sul tema della paventata soppressione della Corte d’Appello di Campobasso.

“Come consiglieri nazionali – si legge nella nota stampa – abbiamo investito il Consiglio nazionale dell’Ordine, l’Ordine regionale del Molise, i parlamentari e il Ministero della Giustizia di un problematica tendente a mantenere la Corte d’Appello di Campobasso. Come organismo noi cerchiamo di mantenere una posizione equidistante dalle scelte, ma il taglio del tribunale di secondo grado di Campobasso è una mannaia per il Molise per due motivazioni: la prima pratica, la seconda giuridica. Per la prima, il Molise conta su 4 parlamentari, ben 3 avvocati, pertanto chi più di loro può capire la vastità del problema Corte d’Appello? Mi auguro che si presenti un emendamento per scongiurarne la soppressione in quelle regioni che ne sono prive. Solo così credo che il Molise possa salvarsi e mantenere un’autonomia. Qualora questo Parlamento approvasse la riforma Renzi, avremo dei gravissimi intoppi per il nostro normale lavoro. Immaginate la mattina i colleghi delle tv in auto o sul treno per Roma, Napoli o Ancona per seguire i processi? A spese di chi? Manco poi avessimo bus e treni rapidi e puliti! Come farà un piccolo giornale, un online, una radio, a parlare di un processo d’Appello che riguarda il Molise senza seguirlo? Ma al di là del processo, come faremo a parlare con i magistrati, avvocati, come potremo dare una informazione professionale? Semplice, si eviterà di farlo, si ridimensionerà la giudiziaria o si dovranno spendere risorse che non ci sono, per un tema delicato qual è quello giudiziario. E i colleghi giornalisti specializzati del settore, come faranno a studiare, prepararsi a dovere? Potranno ancora permettersi di occuparsi di giudiziaria? O dovranno scrivere d’altro, perdendo contatti. Insomma, anche noi giornalisti abbiamo il dovere di farci sentire non come eco di altre categorie, ma come protagonisti di una pagina di lavoro che ci viene sottratta, di un torto che ci stanno facendo, di un atto contro la nostra professione”.

La nota stampa di Vincenzo Cimino e Cosimo Santimone prosegue, approfondendo l’aspetto più tecnico, sui procedimenti a carico dei giornalisti: “La legge ordinistica prevede un collegio di 3 magistrati e 2 giornalisti (un professionista ed un pubblicista) scelti nell’ambito di una rosa su indicazione dell’Ordine regionale di appartenenza della Corte d’Appello. L’Ordine del Molise aggiorna l’elenco e manda i nominativi al Tribunale Ordinario e alla Corte d’Appello. Questo consesso è utile solo per i procedimenti in seno ai giornalisti. Un processo che fa seguito alla fase amministrativa propria dell’Ordine regionale e del Nazionale come organo di appello. Proprio qualche anno fa questo collegio si riunì per un procedimento a carico di un collega che tra l’altro vinse ribaltando le sentenze ordinistiche. Ebbene, sciogliendosi la Corte d’Appello, verrà meno il collegio e di conseguenza i procedimenti dei giornalisti molisani da chi saranno valutati? Da giornalisti napoletani, romani, anconetani? E a che titolo? O saranno i rispettivi Ordini a riformulare ex novo tale organismo? Ed in che modo? E a carico di chi economicamente? Spero che i politici illuminati evitino ai giornalisti del Molise anche quest’altra umiliazione”.

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