Politica

Le elezioni comunali di Campobasso e i cambi di casacca: “Aufmerksamkeit, um die Wähler“

Campobasso dall'alto
Campobasso dall’alto

ALESSANDRO CAJANI

Il titolo che in italiano è: attenti all’elettore, non è una minaccia, ma una certezza, specialmente quando si tratta di elezioni e di tutto quello che ruota attorno a questo pianeta che presenta mille insidie, ecco perché vogliamo ritornare sulla questione ‘cambi di casacca e salti della quaglia’.

Questione alquanto impellente, che induce nuovamente a scrivere per chiarire le idee soprattutto agli elettori. Ritornello, motivato essenzialmente dalla confusione che si è ingenerata attorno alle liste che presentano nomi datati; ovviamente ci sono le dovute eccezioni.

Nomi che, puntualmente, si sono presentati all’elettore, anche se hanno cambiato casacca e formazione, forse per ricrearsi una ‘verginità’ che hanno perso a causa degli appetiti, che hanno permesso loro di calpestare le esigenze della comunità.

Persone che si dicono nuovamente pronte a dare una svolta alla città, nonostante la confusione regni a trecentosessanta gradi. Candidati più o meno noti, che non hanno perso tempo e si sono prenotati nuovamente un posto a Palazzo San Giorgio. E mentre si cerca di serrare le file, specialmente quelle della sinistra che vede undici liste dare battaglia, anche se con armamento poco adatto, perché caricato a salve che fa solo rumore, fumo e polvere, la guerra si fa sottile, subdola e sotterranea, retaggio di una cultura politica di altri tempi, che è alquanto fuori moda.

Guerra che vede scendere in campo persone guidate dai ‘soliti generali’ che cercano di conquistare la meta e di conseguenza acquartierarsi nel palazzo del potere cittadino.

Un posizionamento che, però, si presenta incerto e pieno d’insidie, perché la postazione non è semplice da reggere per i problemi che hanno portato alla desertificazione sia morale che materiale della città; eppure la lotta è serrata.

Una lotta improntata alla tracotanza e alla spavalderia ma, soprattutto, un arrampicarsi sullo specchio dell’inutilità, perché chi la conduce è poco credibile, tant’è molti si sono guadagnati i gradi di ‘fafunar’ o di ‘carte da tre’ (quelli che sono avvezzi al gioco delle carte capiranno il significato). Meccanismi che incidono sulle scelte che l’elettore farà a breve, perché queste spettano sempre e unicamente a quest’ultimo e a nessun altro.

Elettore che è sconcertato e, diciamola tutta, disgustato e stanco di assistere ai continui cambi di fronte che, in tempo di elezioni, è alquanto ridicolo; ecco perché i malumori e i mugugni sono sempre più palesi. Situazione che la saggezza popolare sintetizza semplicemente con un’affermazione disarmante: “La folla non è buona nemmeno alla guerra”.

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