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Mozione di sfiducia, la legislatura Toma è salva e anche le indennità: il centrodestra si ricompatta ma chiede maggiore condivisione. Il presidente assicura un “bagno di umiltà”

Con 12 voti contrari, un astenuto e 8 a favore è stata respinta la mozione di sfiducia al presidente Toma.

Una votazione che arriva dopo ore di confronto avvenuto in Aula con le minoranze che hanno ricordato tutti i motivi per i quali questo governo regionale ha fallito. Prima il capogruppo dei 5Stelle, Andrea Greco, poi la capogruppo PD, Micaela Fanelli.

Entrambi si sono soffermati su una mancanza di prospettive future, ma anche su una incapacità gestionale dell’emergenza Covid che di fatto ha annullato l’indirizzo più volte approvato dal Consiglio, così come avvenuto per il centro Covid al Vietri di Larino.

“Questa Giunta non ha saputo indicato la strada si nessun tema fondamentale. Questa mozione è una censura ma rappresenta anche quella voglia di futuro che abbiamo il dovere di restituire ai molisani”, le parole di Greco che incalza su un presidente “non in grado di tenere in piedi una maggioranza che ha perso la stima politica del suo presidente”.

“Fino a quando abuserà della nostra pazienza?”, esordisce invece la Fanelli citando il discorso di Cicerone di fronte al Senato nel 63 a.C.

“Lo dico – dice la dem – nel rispetto dei molisani, perché il lungo non lavoro amministrativo di questo Presidente ha incontrato già la fine della pazienza dei cittadini. Oggi, con la nostra mozione, interpretiamo il voto dei molisani che hanno già bocciato questo Governo regionale. La convinzione dei molisani è che sono stati due anni di mancati traguardi, due anni di mancato lavoro”.

Duro l’intervento anche dell’ex presidente Iorio, che ha però deciso di astenersi dal voto.

“La politica dei dispetti – le parole del consigliere dissidente della maggioranza di centrodestra – è una politica che non rende. Che crea distacco, disaffezione e credo che questa maggioranza lo stia dimostrando anche nel dibattito. Dal presidente mi attendo che riconosca di aver sbagliato in molte cose, soprattutto nell’organizzazione di questa maggioranza non messa in grado nemmeno nella possibilità di operare adeguatamente”.

Ricuciono, invece, gli esponenti del polo civico che hanno avanzato la proposta di nuovi assetti al presidente e che pur rivendicando con il governatore maggior, dialogo, confronto e condivisione difendono l’operato di Toma.

“Non abbandono la nave quando è in pericolo”, afferma Di Lucente. Invoca maggiore confronto anche il patricielliano Cefaratti che però addossa la colpa dei ritardi alla struttura amministrativa e ai dirigenti regionali.

Parla di confronti e scontri costruttivi in maggioranza anche Mena Calenda, per la quale fare parte di una squadra non significa alzare la mano solo a comando.

Per Micone è “necessario ritrovare forza, rispetto e condivisione. Compito questo – dice – che spetta al presidente ma anche ai partiti a cui bisogna dire basta a quelli padroni”. Chiaro un riferimento alla Lega, ma anche al pesante ruolo che in Giunta ha Forza Italia. Il presidente del Consiglio riserva, infatti, parole dure alla coordinatrice regionale Annaelsa Tartaglione.Che non si permetta mai più di dire che questo Consiglio e l’esecutivo devono pensare a lavorare”.

“Presidenteconclude Micone non si lasci tirare la giacca da chi vuole minare questa maggioranza”.

E proprio da Forza Italia arriva la difesa più forte all’operato di Toma. A compierla è infatti l’assessore Di Baggio, che nel suo intervento pone l’accento solo sugli aspetti positivi dell’amministrazione regionale che sta operando al meglio.

Resta del tutto strumentale, per Toma, la mozione di sfiducia avanzata dalle minoranze.

“Un’arma a doppio taglio, – dice il presidente – e un atto politicamente forte a patto che sia concludente, ma che può rivelarsi anche un boomerang. È la seconda mozione di sfiducia in appena due anni, che dimostra l’uso disinvolto che ne fanno le minoranze di questo strumento. Avvilente anche che le opposizioni facciano affidamento sulla dialettica effervescente della maggioranza”.

Ma Toma non perde l’occasione nemmeno per lanciare l’amo all’ex presidente Iorio, di cui ne riconosce un linguaggio sempre politicamente corretto. “Iorio fa ancora parte della maggioranza e il mio è un segno di apertura. Forse abbiamo tutti bisogno di un bagno di umiltà, io per primo”.

Continuano a incalzare, nei diversi interventi, i consiglieri di minoranza, ma nel momento del voto mancano i numeri. Ovviamente quelli della maggioranza che si ricompatta in vista di una nuova spartizione di incarichi e redistribuzione delle deleghe che potrebbero, forse, arrivare a breve.

Redazione

CBlive

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