Politica

Giornata della Memoria, in Consiglio regionale il ricordo ‘di chi non è diventato grande in mezzo a noi’

È consiglio regionalestata celebrata in Consiglio regionale la ‘Giornata della Memoria’: una seduta di poco meno di un’ora, per commemorare, dopo dodici anni, le vittime di San Giuliano di Puglia, 27 bambini e una maestra, morti sotto le macerie della scuola, crollata a causa del terremoto alle 11,32 del 31 ottobre 2002. Terminato il Consiglio, alcuni consiglieri si sono diretti nel centro simbolo del terremoto di dodici anni fa.

Dopo aver osservato il minuto di raccoglimento, sono intervenuti, oltre al presidente dell’assise, Vincenzo Niro, i consiglieri regionali Salvatore Micone per le minoranze, Nico Ioffredi per la maggioranza e il Presidente della Giunta regionale, Paolo di Laura Frattura.

“Sono passati dodici anni ma il tempo non è servito a lenire il dolore delle tante famiglie ferocemente colpite negli affetti più cari, e nemmeno ha potuto sbiadire il ricordo di quei terribili momenti nella memoria del popolo molisano, un ricordo vivo e presente, un severo ammonimento a mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza pubblica e privata di ogni cittadino – le dichiarazioni in aula di Vincenzo Niro –.  Molto è stato fatto ma ancora tanto bisogna fare. La furia di una natura, sempre più offesa dall’uomo, si sta abbattendo su di noi con sempre maggiore forza e frequenza; il terremoto in Emilia Romagna e l’ultima alluvione in Liguria ne sono le ultime testimonianze nel  nostro Paese, e ci richiamano ad assumere, senza ulteriori indugi, le opportune decisioni per garantire tutela dell’ambiente  e sicurezza dei luoghi. Un energico e convinto richiamo su questo tema ci giunge anche da Papa Francesco”.

“Il primo messaggio che vorrei esternare – il discorso a Palazzo Moffa di Salvatore Miconeè rivolto alle famiglie coinvolte in quella tragedia, che ha cambiato per sempre la vita di queste famiglie e la storia della nostra Regione.  Il mio cordoglio, il mio ricordo, la mia vicinanza a tutti i familiari delle vittime. Un dolore sordo il loro, un dolore che non ha parole, una storia che non dovrebbe mai essere raccontata come ha scritto la Giannoni. E che noi non vorremmo neppure ricordare. E che invece dobbiamo urlare per dare voce a chi voce e forza non ha più. A chi è stata negata anche la speranza nel futuro. E il pensiero di ognuno di noi è rivolto agli angeli che non ci sono più. Ci uniamo alle famiglie perché forte dentro di noi è il dolore, quel dolore che non si spegnerà mai, che ha ferito tutte le nostre coscienze. Non basta l’attività di ricostruzione che è stata effettuata in questi anni. Ancora tanto lavoro deve essere dedicato alle nostre scuole. E il mio auspicio è un impegno concertato tra tutte le istituzioni a diverso titolo interessate perché i genitori hanno il diritto di sapere che i propri figli sono al sicuro nel luogo in cui cresceranno e diventeranno i futuri cittadini della nostra società. Non possiamo restituire queste vite spezzate, però dobbiamo ripartire per dare un senso alla tragedia che ha cambiato il percorso di questa comunità ed un segnale di forte cambiamento.

“Sono 12 anni, oggi, da quel tragico giorno. 12 anni durante i quali ognuno di noi, a prescindere dal proprio ruolo, ha portato dentro di sé, magari chiuso in un cassetto della propria anima, il sordo ricordo di quella manciata di secondi durante i quali abbiamo sentito quella scossa – il discorso di Nico Ioffredi. Quella scossa che, come sempre succede, ci ha fatto sentire fragili, quasi inconsistenti di fronte a quella che in fondo è una tosse del nostro pianeta.

La Giornata della Memoria è diversa da una semplice ricorrenza, ma ha due caratteristiche fondamentali: servono evidentemente a non dimenticare, a farci tenere vivo il ricordo di eventi e fenomeni tragici, ma non solo. Sono legate a conseguenze di errori degli esseri umani. Queste Giornate abbiano insito nella loro natura un messaggio ben chiaro, una missione inequivocabile che si sintetizza in due parole: mai più! Le nostre Scuole devono essere le culle del sapere, i luoghi della crescita delle nuove generazioni, ma anche gli stabili dove i nostri figli possono passare le proprie ore di studio nella massima sicurezza”.

“Nel calendario del Molise – ha dichiarato Paolo di Laura Fratturac’è un giorno che ci fa fermare tutti, ovunque nei nostri centri. Il 31 ottobre il Molise si ferma. In un ricordo che si accompagna, anno dopo anno, a un dolore che nel tempo non si stempera. A una incredulità di ritorno che ancora oggi porta a chiederci: possibile che sia successo? Ad ogni anno che passa pensiamo agli anni che sono stati strappati a 27 bambini, ad ogni anno che passa non possiamo non domandarci che uomini e che donne sarebbero state le piccole vittime di un crollo che sempre sarà un brivido, un rimorso, uno schiaffo alle nostre coscienze. Ogni anno è dolore perché non poteva esserci epilogo più crudele di quello che abbiamo sofferto con la comunità di San Giuliano di Puglia. Noi siamo qui per un abbraccio vero e caldo a chi piange senza avere più lacrime da versare tante ne ha versate. Ma noi siamo qui soprattutto per altri doveri. Il dovere di continuare a garantire sicurezza ai nostri figli e ai nostri cittadini. Il dovere di terminare una ricostruzione interminabile. 12 anni sono davvero troppi e ancora altri ne serviranno per consentire a chi perso casa di ritornare a casa. Ed è un punto centrale della ricostruzione, ma non è quello dirimente del nostro impegno di amministratori.

È la vita, vera, pulsante, da riportare nei comuni colpiti dal terremoto, il nostro dovere maggiore. Una ricostruzione senza il colore, il calore, il rumore delle attività quotidiane è una ricostruzione senza senso che nessuno di noi qui persegue. Durante l’estate ho ricevuto la lettera di una studentessa universitaria che passa da sempre le vacanze nel paese della nonna, Bonefro. Mi scriveva della tristezza che le nasceva a vedere i cittadini vivere ancora nelle casette di legno. La tristezza, il rammarico, la denuncia di quella ragazza appartengono anche a noi. Nessuno avrebbe voluto casette di legno ancora abitate. Entro il 2018, è un impegno di tutti, termineremo la ricostruzione. Come fatto già per San Giuliano. Per concludere, il ricordo di chi non è diventato grande in mezzo a noi: Luca, Morena, Valentina, Raffaele, Paolo, Antonella, Maria, Michela, Valentina, Giovanna, Martina, Giovanna, Maria, Luigi, Maria Celeste, Sergio, Antonio, Luigi, Gianni, Antonio, Gianmaria, Luca, Melissa, Lorenzo, Giovanna, Costanza, Domenico, Umberto e la maestra Carmela”.

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